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martedì 17 marzo 2015

Androidi


“- Allora, chi è? – Nessuno. E’ un androide.” ILLUSIONE DI POTERE (1963).

In una nota del 1978 a un racconto scritto nel 1953 L’ULTIMO DEI CAPI Philip Dick osserva che: “E’ interessante che io mi fidi di un robot e non di un androide. Forse perché un robot non cerca di ingannarti sulla sua vera natura.” Un inganno che può risultare fatale per gli esseri umani come succede nei racconti IMPOSTORE (1953) (un androide bomba, terrificante anticipazione dei moderni terroristi kamikaze) e AL SERVIZIO DEL PADRONE (1956) in cui un ingenuo essere umano aiuta un infido androide che lo inganna e sarà causa della sua crudele morte. L’androide è l’impostore, colui che vuole soppiantarci, sostituirsi a noi, così come per Kleo, l’androide è l’amante del marito Nick Appleton “Lei è soltanto un muro coperto di trucco, come un robot o qualcosa del genere, dipinto in modo da sembrare umano. – Un androide – disse lui.” NOSTRI AMICI DA FROLIX 8 (1968-9). Ma fondamentalmente l’androide è un ibrido, un essere in bilico tra il naturale e l’artificiale. “Un androide è qualcosa che puzza – disse”  Eric Sweetscent, chirurgo specializzato in trapianti di organi “parafrasando T. S. Eliot” ILLUSIONE DI POTERE (1963). Ma sentire la puzza di un androide è più facile per un animale che per un essere umano. Lo sciacallo marziano, pur affamato, si guarda bene dal voler mangiare il precog Barney Mayerson, contaminato dalle stigmate artificiali di Palmer Eldritch. “- Sporco – pensò tra sé l’animale; si fermò a distanza di sicurezza e lo guardò spaventato, con la lingua a penzoloni. – Tu sei una cosa sporca – lo informò, deluso.” LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH  (1964). Ma per gli esseri umani l’unico modo per individuare un androide è trovare il confine che li separa da essi. E’ vitale per l’umano determinare ciò che fa la differenza. Nel primo dei due romanzi aventi come argomento principale gli androidi, L’ANDROIDE ABRAMO LINCOLN (1962), l’androide è immediatamente riconoscibile, essendo costruito sull’immagine di antichi personaggi storici. In questo caso il presidente Lincoln, il suo assassino John Wilkes Booth e il suo Segretario di Guerra Edwin M. Stanton. Ma è un’evidenza che non rassicura nessuno. Il Lincoln artificiale non capisce perché lui non dovrebbe essere umano se nessuno è in grado di spiegargli “che cos’è un uomo?”  E alle certezze di un individuo che gli spiega come la differenza tra umano e artificiale sia costituita dal fatto che quest’ultimo non ha un’eredità biologica ma sia stato costruito da qualcuno, il Lincoln osserva allora che anche l’uomo è una macchina in quanto anche lui ha un creatore. Così come sosteneva Spinoza a proposito degli animali che sono macchine intelligenti, a questo punto forse il nodo critico è rappresentato dall’anima. “Una macchina può fare tutto quello che fa un uomo… lei è d’accordo. Ma non ha un’anima. – L’anima non esiste – replicò Barrows. – Sono tutte fandonie. – Allora, - riprese l’androide, - una macchina è la stessa cosa di un animale. – E continuò lentamente, con tono ironico e paziente: - E un animale è la stessa cosa di un uomo. Non è esatto?-“ Anche per Louis Rosen, socio della ditta che ha costruito gli androidi, c’è poco da essere rassicurati. In cura dallo psichiatra, gli confida di essere un androide. “Dopo aver detto al dottor Horstowski che ero un androide, non riuscivo a togliermi l’idea dalla testa. Un tempo c’era stato un vero Louis Rosen, ma adesso era sparito e io mi trovavo al suo posto, ingannando quasi tutti, compreso me stesso.” Ma la cosa inquietante sembra essere più che la loro sospetta non umanità, al contrario una eccedenza di questa. “Ancora una volta sperimentai la mia impressione: che sotto molti aspetti esso fosse più umano (che Iddio mi aiuti!) di Pris o di Maury, o perfino di me, Louis Rosen. Soltanto mio padre lo superava in dignità. Il dottor Horstowski, un’altra creatura solo parzialmente umana, scompariva accanto a questo simulacro elettronico.”  E quattro anni dopo il secondo romanzo MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE? (1966) esemplifica in modo definitivo l’essenza ambigua di questa creatura artificiale. Il Test a cui debbono essere sottoposti gli androidi per poter essere ritirati (eliminati) non è propriamente sicuro. Infatti il Test della Scala Voigt-Kampff si basa sulla misurazione della capacità empatica, caratteristica degli esseri umani, e dato che la mancanza di questa accomuna gli androidi ad alcuni malati mentali, in particolare agli schizofrenici, la possibilità di errore è sempre presente. In quest’ultima apparizione della figura dell’androide nei romanzi di Dick, invece di precisarsi, si fa sempre più evanescente.

martedì 3 marzo 2015

Autentico


“C’è la storia di quel tizio che portò a Picasso un disegno di Picasso e gli chiese se era autentico, e Picasso lo firmò immediatamente e disse – Adesso è autentico.” SPERO DI ARRIVARE PRESTO racconto del 1980.

In quella dimensione parallela, contigua alla nostra e a chissà quante altre, in cui la seconda guerra mondiale è stata vinta dall’Asse del Male e in cui i Giapponesi la fanno da padroni sulla costa ovest dell’America, LA SVASTICA SUL SOLE (1961), il piacere più ambito dagli occupanti è la ricerca di oggetti autentici della storia americana, dal fumetto d’epoca all’arma in uso nella guerra di secessione. In una realtà fragile e incerta, in cui un semplice libro (clandestino) che ipotizza una diversa storia (la vittoria degli Alleati contro l’Asse) è capace di insinuare una sottile inquietudine in tutti quelli che lo leggono o che ne sentono parlare; proprio lì la richiesta di autenticità delle cose rappresenta una necessità. Ed è proprio una fiorente attività illegale di oggetti falsi che rischia di mettere in pericolo l’intero commercio antiquario, la cui sopravvivenza si basa sulla possibilità di riconoscerne l’autenticità. Due identici oggetti, uno dei quali è appartenuto a un personaggio famoso, non si distinguono l’uno dall’altro se non per la “storicità “ intrinseca che uno dei due possiede. E ciò che lo dimostra è “un documento di autenticità. Quindi è tutto un falso, un’illusione di massa. E’ il documento che ne dimostra il valore, non l’oggetto in se stesso.”  L’incrinarsi della credibilità del documento apre alla crisi e i nuovi oggetti di artigianato locale che compaiono all’improvviso sul mercato, che non hanno bisogno di alcun certificato perché non rappresentano altro che quello che mostrano, acuiscono la crisi invece di risolverla. Ma è una crisi in cui il rischio, che ogni crisi in quanto tale porta dentro di se, apre a qualcosa di autenticamente nuovo sulla faccia del mondo. I semplici oggetti artigianali testimoniano di un prodigio: “non avere storicità, e neppure un valore artistico, estetico, e comunque partecipare di un valore etereo…” , il valore del fare, in quanto autentico valore dell’umano. L’antiquario americano Childan ribatte alla proposta del funzionario giapponese che lo voleva umiliare proponendogli di mercificare, in una produzione industriale in serie, i nuovi prodotti artigianali: “gli uomini che hanno fatto questo, (…) sono artisti americani, e sono orgogliosi. Me compreso. Perciò proporre di usare questi oggetti come amuleti scadenti significa insultarci, e io chiedo le sue scuse.”

martedì 24 febbraio 2015

Arte


Nel romanzo DEUS IRAE (1964-75) scritto in collaborazione con Roger Zelazny, c’è un dialogo tra il pittore focomelico Tibor Mc Master, incaricato dalla Chiesa dei Servi dell’Ira di cercare il loro Dio  per fargli il ritratto e Pete Sands, seguace della chiesa concorrente (la cristiana, divenuta minoritaria), in cui quest’ultimo parlando dei quadri del pittore americano Wyeth1 spiega perché questi gli siano sembrati eccezionalmente reali. “- Reali in che senso? - - Mostravano le cose come sono veramente. – “  Tibor non può trattenersi dal ridere e spiega a Pete che: “C’è un numero infinito di modi per mostrare come sono veramente le cose. E vanno tutti bene. Eppure ogni artista lo fa in un modo diverso. Un po’ conta quello che decidi di porre in risalto, un po’ come lo fai. Si capisce subito che tu non hai mai dipinto.”  Ma in questo modo ribatte Pete “se… quando troveremo Lufteufel, come farai a eseguire onestamente la commissione, se c’è un numero infinito di modi per farlo? Quando si mette in risalto una cosa, lo si fa a spese di un’altra. Come realizzerai un vero ritratto in questo modo? –“  E alla risposta di Tibor che ai tanti modi per farlo uno solo risulta il migliore, il perplesso Pete incalza: “- E come puoi sapere qual è? – (…) – Tibor tacque a lungo. Poi: - Ecco, - disse. – Tu fai… e senti che è… giusto. - - Non capisco ancora. – Tibor tacque  di nuovo. – Neppure io, - disse finalmente.”  L’arte rimane un mistero. Per il giapponese Tagomi LA SVASTICA SUL SOLE (1961) è la trasformazione di una cosa morta che diventa viva: “questo è il lavoro dell’artista; prende la roccia minerale della terra silenziosa e scura, la trasforma in una forma celestiale che splende e riflette la luce. Ha portato i morti alla vita. Un cadavere trasformato in qualcosa di fiammeggiante; il passato ha ceduto al futuro.” Ma occorre stare attenti a non porre l’arte al di sopra di tutto, in una sorta di autoreferenzialità che la priverebbe di qualunque valore significativo. “Per quanto riguarda poi le – inestimabili opere d’arte – non ne era troppo certo, perché non sapeva esattamente che cosa volesse dire l’espressione. A My Lai durante la guerra del Viet-Nam, quattrocentocinquanta inestimabili opere d’arte erano state vandalizzate a morte agli ordini della CIA – inestimabili opere d’arte, più buoi e polli e altri animali mai elencati. Quando pensava a queste cose il suo umore si faceva sempre po’ cupo e diventava irragionevole se si parlava di dipinti tenuti in musei e cose del genere.” UN OSCURO SCRUTARE (1973)

1 I  Wyeth sono una famiglia di artisti, N. C. Wyeth, suo figlio Andrew e il figlio di quest’ultimo James. Dalla descrizione dei dipinti si capisce che Dick si riferisce a Andrew Wyeth.

martedì 17 febbraio 2015

Ateo


“Che valore avrebbe la virtù senza il peccato? Ecco il guaio di voi atei: non afferrate la meccanica del male.”  L’ateo e pure sospetto “Rosso” Jack Hamilton, ingegnere elettronico protagonista del romanzo L’OCCHIO NEL CIELO (1955) non può non sentire come opportunista una fede religiosa che basa la salvezza sulla necessità del peccato. E’ più una censura morale, una critica a una religiosità bacchettona che una dichiarata mancanza di fede. Come ugualmente per Kevin, ad esempio, che è tra il gruppo di amici protagonisti di VALIS (1978) “quello che possiede meno irrazionalità, e, quel che più conta, più fede.”  Fede e razionalità non distinguono il credente dall’ateo, in qualche modo siamo tutti costretti a credere in qualcosa. Ma verrà infine un’epoca in cui incontrare un ateo sarà faccenda piuttosto strana, un epoca in cui avremo “prove concrete dell’esistenza di Dio” come nel pianeta in cui il libro di J. Specktowsky svela tutto quel che è necessario sapere del Demiurgo. Un Demiurgo però che risulterà infine essere nient’altro che il prodotto dell’intelligenza artificiale del computer di un’astronave alla deriva. Oppure no? LABIRINTO DI MORTE (1968).

martedì 10 febbraio 2015

Autofac


Come comunicare a una macchina che non vuoi un determinato prodotto o segnalare un particolare difetto se in realtà l’unica cosa che vuoi è che essa cessi di produrre e cioè di esistere? L’autofac è la rete mondiale di fabbriche automatiche costruita durante il Conflitto Totale, resa completamente automatizzata e indipendente dal controllo dell’uomo, una volta finito il conflitto continua a produrre senza sosta beni di consumo divorando quantità sempre maggiori di risorse naturali. Il tentativo di riconquistare il controllo della macchina fallisce scontrandosi con l’impermeabilità di un sistema che per sua natura non ammette alternative alle risposte prestabilite alla voce: “dichiarare la natura del difetto del prodotto” dell’apposito questionario. Al Si-No, 0-1, l’Istituto di Cibernetica Applicata (anch’esso completamente autonomo) che controlla la rete, non ammette alcuna alternativa. La macchina non può essere usata a piacere, la sua costruzione determina a priori il suo uso. Agli umani non resta che tentare di disarticolarla mettendo le varie parti che la compongono in conflitto reciproco, sperando così di incepparne il meccanismo. Ma, almeno nel racconto edito nel ’55 AUTOFAC,sembra essere troppo tardi, la cieca lotta contro l’entropia “che la fabbrica ha sempre odiato, e per combattere la quale era stata costruita” continua nella sua folle corsa fino all’ultima goccia di energia, verso il consumo ultimo e definitivo del mondo stesso. Del resto che l’autofac sia farina del demonio lo testimonia anche il romanzo LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH (1964): “Palmer Eldritch era un individuo pazzo e sorprendente, solitario, che sfuggiva a tutti gli schemi; aveva realizzato dei miracoli veri e propri nell’iniziare la produzione delle fabbriche automatiche, le autofac, sui pianeti coloniali, ma… come sempre era andato troppo oltre, i suoi progetti erano stati troppo complessi ed elaborati. Montagne di beni di consumo si erano accumulate in luoghi impossibili, dove non esistevano coloni in grado di servirsene. Ed erano diventate montagne di immondizia, corrose dal tempo, lentamente e inesorabilmente.”  Farina che per l’appunto si trasforma in crusca. E’ ancora nel mondo del dopobomba di DEUS IRAE  il romanzo scritto in collaborazione con Roger Zelazny, tra il 1964 e il 1975, che l’autofac sopravvive stancamente. Davanti a uno di questi, il pittore senza braccia e gambe Tibor fa delle considerazioni sul rapporto tra l’uomo e la macchina e ha uno scatto d’orgoglio: ”Quanti riti verbali  circondavano l’evocazione dell’intelligenza di quella macchina costruita dagli umani in tempo di guerra? Evidentemente moltissimi. (…) io ho bisogno del suo aiuto, ma non mi prostrerò per supplicarlo di installare cuscinetti a sfera nuovi nel mio carretto. Non ne vale la pena. –Al diavolo, pensò. Sono queste le entità che hanno annientato la mia razza: sono state loro a rovinarci.” E comunque gli autofac sono ormai inefficaci, non più in grado di soddisfare le esigenze del cliente. L’umanità dovrà trovare altrove la propria salvezza cessando di essere un cliente che si serve della natura come di un supermercato che elargisce prodotti all’infinito.

martedì 3 febbraio 2015

Artigiano


“Erano tutte persone che possedevano capacità manuali e nessuna competenza intellettuale. Le loro qualità si erano affinate in anni di tentativi e di lavoro, attraverso il contatto diretto con gli oggetti che producevano. Questa gente era in grado di far crescere piante, riparare le perdite delle tubature, utilizzare macchinari, confezionare abiti, cucinare il cibo. Secondo il Sistema della Classificazione erano tutti dei falliti.”  LOTTERIA SPAZIALE (1953-4).  Le capacità manuali non vengono considerate se non nei pianeti da colonizzare o sulla terra del dopobomba, dove l’estremo impoverimento delle risorse rende preziose proprio quelle capacità di utilizzare al meglio quel che si ha. “Chi sa aggiustare le cose è in possesso del valore supremo.” CRONACHE DEL DOPOBOMBA (1963).  Addirittura essere capo del sindacato degli idraulici può portare ai vertici del potere, come nelle colonie marziane, NOI MARZIANI (1962). Ma là dove  il mondo dell’illimitata produzione delle merci non ha subito alcun drastico ridimensionamento, il sapere artigiano continua a non godere di una particolare considerazione. Anzi forse rappresenta una sorta di resistenza antagonista. Nel finale di uno degli ultimi romanzi RADIO LIBERA ALBEMUTH (1976), insieme a Philip Dick condannato ai lavori forzati, c’è proprio un idraulico “che era stato arrestato per aver preparato e ciclostilato lui stesso dei volantini, una specie di rivolta di un uomo solo.”  Ed è proprio Dick in veste di protagonista a descriverlo come “molto più coraggioso di noi: un idraulico che lavora da solo ad un ciclostile nella sua cantina, senza voci dal cielo che lo istruiscano e lo guidino, ma spinto soltanto dal suo cuore umano.”  Una fede tutta terrena, una fede nelle proprie capacità umane, come quella che impedisce al riparatore di vasi Joe Fernwright (in un mondo in cui non ci sono più vasi da riparare) di accettare la proposta di un dio alieno di fondersi con lui, per tentare invece di costruire lui stesso dei vasi. Il primo che riesce a fare è ovviamente orribile. Ma è il suo vaso. GUARITORE GALATTICO (1967). E anche la vasaia Mary Anne Dominic in SCORRETE LACRIME, DISSE IL POLIZIOTTO (1970)  non si arrende alle lusinghe del divo televisivo che la vorrebbe nel suo programma di successo, come gli artigiani americani, sotto il tallone dell’occupante nipponico, in LA SVASTICA SUL SOLE (1961) non svenderanno le loro opere artigianali alla produzione industriale in serie.

martedì 27 gennaio 2015

Amnesia


Esiste un’amnesia divina che compare nel primo romanzo LA CITTA’ SOSTITUITA (1953) e riguarda Ormazd, il creatore, in eterna lotta con il distruttore Ahriman. La perdita della memoria costringe la forza creatrice nel corpo di un comune mortale e lascia la piccola cittadina di Millgate, nelle mani del potere malvagio di Ahriman. Solo il ritrovamento da parte di Ormazd del “suo vero Io”  permette l’infrangersi dell’incantesimo sulla città e la liberazione di entrambe le divinità che possono riprendere a rincorrersi e a fronteggiarsi nell’intero universo. Ed è in uno degli ultimi romanzi DIVINA INVASIONE (1980)  che riappare ancora una divina amnesia. Il bambino Emmanuel dovrà ricordare, un poco per volta, aiutato dalla piccola Zina che lui e Zina sono il maschile e il femminile della divinità che si è scissa. La riunificazione permetterà loro di opporsi al potere del male, a quel potere che è “la cessazione della realtà, la cessazione dell’esistenza stessa. E’ il lento dissolversi di tutto ciò che è sino a trasformarsi (…) in un fantasma.” Il creatore e il distruttore, l’amnesia colpisce il primo e lascia il mondo in balia del secondo. Ma ritrovare la memoria è un imperativo anche per gli uomini, se è vero, come sostiene il romanzo RADIO LIBERA ALBEMUTH (1976) , che noi tutti viviamo ancora nell’antica Roma. Per Nicholas Brady (co-protagonista insieme allo stesso Dick del romanzo) la sensazione di non essere a Orange County in California, ma nell’antica Roma, diviene man mano una certezza: “Sentivo l’impero senza vederlo, avvertivo una grande prigione d’acciaio in cui languivano prigionieri umani.” “E sapevo, come se dentro di me ci fosse un orologio, che il tempo vero era il 70 d.C., che il Salvatore era giunto ed era morto ma che sarebbe presto ritornato” “Ed egli sarebbe tornato”  si chiede Brady “solo per scoprire che eravamo scomparsi, o peggio, che eravamo stati assimilati nelle regole dell’impero, perdendo lo stesso ricordo di ciò che eravamo veramente… o piuttosto perdendolo fino al momento in cui, col suo ritorno, Egli ci avrebbe restituito quel ricordo? Risvegliando in uomini addormentati la conoscenza perduta della loro reale natura?”  L’anamnesi, la perdita dell’amnesia permetterà all’uomo di “ricordare le sue sacre origini”. Più prosaicamente, qua e là, in vari racconti, l’amnesia umana riguarda la cancellazione di particolare scomparti di memoria, come per Jemmings PREVIDENZA (1953) che ha dovuto subirla per contratto. Le regole d’ingaggio della ditta che l’aveva assunto prevedevano di cancellare la memoria dell’intera esperienza lavorativa al termine della prestazione. Nel racconto PULCE D’ACQUA (1964)  lo scrittore di fantascienza Paul Anderson viene trasportato nel futuro ma al suo ritorno si provvede a una bella ripulitura dei ricordi di quanto ha visto. Douglas Quail MEMORIA TOTALE (racconto 1966)  invece è un modesto impiegato che sogna di andare su Marte, ma in realtà c’è già stato e più amnesie procurate nascondono verità pericolose e sconvolgenti. Dio e uomo possono essere entrambi colpiti dalla stessa sindrome, la perdita della memoria della loro vera identità, che per il divino comporta la perdita di senso del mondo con il suo conseguente sfaldarsi, mentre per l’uomo è il suo stesso esserci nel mondo che viene messo in discussione. Se il suo risveglio a una coscienza più alta, “divina” non riesce, l’altra faccia dell’anamnesi è la scoperta della propria, non umanità possibile. Nulla è dato una volta per tutte e Garson Poole, per un banale incidente, scopre che in realtà lui non era altro che una formica elettrica, un androide a cui era stato fatto credere di essere umano. LE FORMICHE ELETTRICHE (RACCONTO 1968) 

martedì 20 gennaio 2015

Americani


“Gli Americani leali potevano tornare a respirare liberamente. La loro libertà di fare ciò che gli veniva detto di fare era stata salvaguardata.” RADIO LIBERA ALBEMUTH (1976)

martedì 13 gennaio 2015

Altro


Se in basso si estende il mondo della tomba “il mondo immutabile della causa e dell’effetto, il mondo del demonio” e in alto il mondo etereo, il paradiso in contrapposizione all’inferno, l’uomo si trova al centro. Lì in quello strato dove “in ogni istante un uomo poteva affondare… discendere, sprofondare” ma da cui poteva anche ascendere, salire allo stato superiore, lì “ogni aspetto, o sequenza della realtà, poteva diventare una delle due alternative, in qualsiasi istante.”  Se l’una “la depressione, la pura malattia  della mente, faceva affondare, l’altra… come si otteneva? Grazie all’empatia. Comprendendo un altro, ma non dall’esterno ma dall’interno.” LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH (1964). Chiave, perno della salvezza dell’uomo è la comprensione dell’altro. Ma cosa significa dall’interno e non dall’esterno? “Forse” come suggerisce il riparatore di vasi Joe Fernwright, protagonista del romanzo GUARITORE GALATTICO (1967) “ci siamo sempre sbagliati. La caritas” che oggi chiamiamo empatia “non è un sentimento, ma una forma superiore di attività cerebrale, una capacità di percepire qualcosa nell’ambiente che ci circonda… di notarla e (…) di preoccuparci. E’ un atto cognitivo, ecco cos’è. Non si tratta del sentimento opposto al pensiero: è un atto cognitivo e basta.” Questo è il conoscere dall’interno. Nell’impossibilità della conoscenza reale dell’altro, la necessità di riconoscerlo come tuo simile. “Abbiamo ottenuto o imparato qualcosa, dal nostro inatteso incontro con i Pechinesi? Si chiese” Salisbury Heim direttore della campagna elettorale del primo candidato nero alla presidenza USA nel romanzo SVEGLIATEVI DORMIENTI (1963) “Abbiamo scoperto, decise, che la differenza tra un bianco come me e un negro è così dannatamente lieve, alla luce di tutti i criteri validi, che in pratica non esiste. Quando si verifica un evento simile, un incontro con una razza diversa dall’Homo Sapiens, finalmente la verità affiora.” L’empatia è un atto cognitivo e serve a riconoscerci nell’altro

mercoledì 7 gennaio 2015

animali



Delle indagini di un cane di uno dei primi racconti ROOG (1953), lo stesso Dick commenta in una nota del 1976: “Parla della paura; parla della lealtà; parla di un’oscura minaccia e di una brava creatura che non riesce a comunicare a coloro che ama la consapevolezza di quella minaccia.”  L’animale  non è più un’alterità da cui difendersi, che va cacciato o domato. E’ sempre più solamente il nostro amico fedele che “rifiuta di entrare in Paradiso senza il suo padrone. E così aspettano, anno dopo anno. I NOSTRI AMICI DI FROLIX 8 (1968-9).  L’animale, quello vero, quando non è completamente estinto (come per i romanzi I SIMULACRI (1963) e LA PENULTIMA VERITA’ (1964) in cui non ci sono più neanche quelli domestici) sopravvive solo nelle forme aliene dei pianeti in via di colonizzazione o nel mondo postatomico di CRONACHE DEL DOPOBOMBA (1963) in cui l’estremo impoverimento della tecnologia, un vero e proprio crollo, riporta in primo piano il rapporto tra l’umano e l’animale. “Stava pensando che i rapporti con gli animali, adesso, erano diversi, molto più intimi. Non esisteva più l’abisso che c’era un tempo tra uomini e bestie.”  Il totemismo dell’animale di un tempo arcaico o futuro (come ad esempio nel romanzo DOTTOR FUTURO del 1959) con la sua funzione protettiva nei confronti del gruppo umano che lo adotta, viene sostituita, quando va bene, da una sorta di funzione empatica “credi (…) che possedere un animale aumenti l’empatia di una persona”  SCORRETE LACRIME, DISSE IL POLIZIOTTO (1970), ma per lo più  dal bisogno di possedere uno status symbol  che evidenzia una raggiunta posizione sociale. Nel mondo di MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE? (1966) i pochi animali ancora esistenti sono tutti inseriti nel catalogo Sidney, con tanto di prezzo indicativo nazionale e disponibilità costantemente aggiornata. Chi non può permettersi un animale vero, deve ricorrere, giocoforza, ad uno artificiale.  Ma un animale autentico resta come desiderio insopprimibile; il rimprovero di Rachael, l’unica androide legalizzata nel romanzo, fa al cacciatore di androidi Rick è lapidario: “Quella capra (…) Tu ami quella capra più di me. Più di tua moglie, probabilmente. Prima viene la capra, poi tua moglie, poi dopo tutti gli altri… - Scoppiò a ridere, allegramente: - Cosa si può fare, se non ridere? Concluse.”  

giovedì 11 dicembre 2014

Armi


“Un mondo dove coloro che hanno cervello progettano le armi, e quelli senza cervello le usano.” COLAZIONE AL CREPUSCOLO racconto (1963).

Il Lanciapiselli Polyphemus x-b, il distributore metabolico invertito, la pistola buffa, il gestalt macher (una invenzione  tedesca che oltre ad uccidere la vittima predestinata, lascia false tracce una pista indiziaria  per accusare una determinata persona) in LA PENULTIMA VERITA’ (1964). I missili cefalotropici in MANZOGNE S.P.A. (1963). Le armi creatrici di illusioni in LA CONQUISTA DI GANIMEDE (1964-6). La grande bomba in DEUS IRAE (1964-75). La bomba capace di viaggiare oltre la velocità della luce nel racconto L’UOMO VARIABILE (1953). La pistola controevolutiva, la pistola a cancellazione psichica, la pattumiera esplosiva, la superpuzza di pecora, il distorcitore d’informazione civica, l’invertitore di fase a contrazione molecolare, i satelliti Giuda Iscariota IV e Giuliano l’apostata mod. VI, sono le armi alla moda che il progettista medium del blocco ovest Lars, in stato di trance, ha inconsapevolmente rubato dalla mente di un disegnatore di fumetti di fantascienza in MR. LARS SOGNATORE D’ARMI (1964).  “E i cittadini comuni andranno a letto felici, nella consapevolezza che le loro vite e quelle dei loro bambini sono ben protette dal martello di Thor contro il Nemico.”

Allucinazione


L’allucinazione è una frattura, un varco che fa intravedere la vera realtà o è un modo per mascherarla, per occultarla più efficacemente?

NOI MARZIANI (1962) Jack Bohlen, l'idraulico schizofrenico, protagonista del romanzo vede d’improvviso il suo capo diventare trasparente e rivelare al suo interno gli organi “rimpiazzati da pezzi artificiali: rene, cuore, polmoni… ogni cosa era fatta di plastica e di acciaio inossidabile, e il tutto funzionava all’unisono, ma senza vita autentica.” L’allucinazione è come “una specie di visione, un’apparizione fugace della realtà assoluta”.  Ma può essere esattamente l’opposto. In LA FEDE NEI NOSTRI PADRI (racconto 1967) proprio le allucinazioni sono garanzia di occultamento della vera realtà e le sostanze antiallucinogene che Chien, il protagonista del racconto, ha assunto, gli causano il crollo dell’allucinazione collettiva in cambio di un ventaglio di realtà plurime: “Un’allucinazione – disse Chien – è misericordiosa. Vorrei averne una. Rivorrei la mia.”

giovedì 13 novembre 2014

P. K. Dick: Autismo


Manfred Steiner è un bambino autistico che si trova nel campo per bambini anormali Ben Gurion nella colonia Nuova Israele su Marte.  C’è il rischio della chiusura del campo con la conseguente soppressione dei bambini. E’ questo il fattore scatenante nel romanzo NOI MARZIANI (1962) che causerà uno dei pochi suicidi riusciti (il padre di Manfred) dei tantissimi tentati o solo pensati nell’intera opera dickiana; oltre alla morte di uno dei più importanti tra i personaggi pubblici di Marte e tutta una serie di piccole e grandi tragedie personali  concatenate tra loro. Eppure l’autismo è proprio il massimo dell’isolamento di un individuo nei confronti del mondo degli altri. “Il vero autismo, si era detto Jack, è in ultima analisi uno stato di indifferenza per le iniziative della collettività; è un’esistenza privata, portata avanti come se l’individuo fosse il creatore di tutti i valori invece che il semplice depositario dei valori ricevuti.”  Ma la visione di Manfred non è rivolta solo al suo interno, non è una fuga dalla realtà, è piuttosto una restrizione della visione della realtà, “e la parte che vede è una parte terribile: la realtà nel suo aspetto più ripugnante.”  Putrio è l’unica parola che Manfred usa  per commentare i suoi disegni di palazzi cadenti e in rovina. La putritudine che troverà nel Kipple di MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE? (1966) la sua più precisa e agghiacciante descrizione, “il disordine finale di tutte le forme, l’assenza totale che avrebbe trionfato.”  E’ questo che vede Manfred in una sorta di terribile preveggenza. “La sua sofferenza è come la nostra, come quella di ogni altra persona. Ma in lui è peggiore, poiché lui ha la precognizione, che noi non abbiamo. E’ una conoscenza terribile, per chi la possiede.”

mercoledì 5 novembre 2014

P. K. Dick: Amuleto


Com’è possibile andare avanti con un solo portafortuna, viene chiesto a Ted Bentley, il protagonista del romanzo LOTTERIA SPAZIALE (1953-4). Solo chi è nato già fortunato, come il Quizmaster Verrick, non ne ha bisogno, anzi è già lui un portafortuna e la gente lo tocca per assorbirne un po’. Ma in effetti gli amuleti servono a poco, il robot che in GUARITORE GALATTICO (1967) ne da uno al protagonista Joe Fernwright, non può non ammettere che comunque non servirà a proteggerlo dai pericoli. Il suo valore è puramente simbolico. Così come la “strega dell’acqua”, l’amuleto degli indigeni marziani Bleekman in NOI MARZIANI (1962) forse ha esaurito del tutto l’antica forza. Gli unici ad avere tutta l’efficacia che promettono, sono quelli presenti in L’OCCHIO NEL CIELO (1955), un mondo in cui “tutte le superstizioni e le credenze religiose hanno riscontro nella realtà.”  Ma è solo uno dei mondi dei vari protagonisti di questo romanzo. Mondi personali, privati, che gli “altri” condividono in modo obbligato, coatto.

martedì 4 novembre 2014

P. K. Dick: Amore


“L’amore non è solo volere un’altra persona allo stesso modo in cui vuoi impossessarti di un oggetto che vedi in vetrina. Quello è solo desiderio.” “Quando ami, smetti di vivere per te stesso. Vivi per un’altra persona.”  L’amore “supera l’istinto. L’istinto ci spinge a lottare per la sopravvivenza.”  Ma “alla fine l’istinto di sopravvivenza è perdente”  perché “non riuscirai mai a fare quello che è nelle intenzioni dell’istinto di sopravvivenza, per cui tutti i tuoi tentativi falliranno, soccomberai alla morte, e sarà finita lì. Ma se ami, puoi svanire e osservare (…) la vita di quelli che ami che continua.”  L’amore non ha come conclusione la felicità ma la sofferenza. “Il completamento del ciclo dell’amore: amare, perdere, soffrire, lasciare e lasciarsi, per amare di nuovo. Soffrire è la consapevolezza che dovrai essere solo, e al di la di questo non c’è nulla, perché essere solo è il destino ultimo, definitivo di ogni creatura vivente. Ecco cos’è la morte: la grande solitudine.”  Ma la sofferenza che viene dall’amore è anche quella forza che ti spinge a uscire “dal tuo piccolo e limitato guscio. E non puoi soffrire se prima non hai amato. La sofferenza è l’esito finale dell’amore, perché è amore perduto.”  La sentenza definitiva rimane la morte e la sua solitudine, ma solo l’amore è vita perché è nel riconoscimento della sofferenza che ci si rende conto di perdere qualcosa, quella cosa che si contrappone alla morte ma che contemporaneamente non nega la sua inevitabilità. SCORRETE LACRIME, DISSE IL POLIZIOTTO (1970). L’amore scorre, come le lacrime, in tutta l’opera dickiana e ne è la chiave di volta. Si confonde con la “caritas” e l’”empatia”, avendo a che fare con la “fusione” e anche , come abbiamo già visto, con la “sofferenza”. All’importanza decisiva dell’amore si accompagna il senso di estrema vaghezza che accompagna qua e là l’uso di questa parola: “l’amore è alla base delle nostre vite” MR. LARS, SOGNATORE D’ARMI (1964). Ben altro tono si avverte quando si parla del principio cristiano della caritas o dell’approccio psicologico dell’empatia. Ma allora perché correre il rischio dell’astrattezza, se non addirittura della banalizzazione, quando si ha la possibilità di ricorrere all’empatia e alla caritas che tra l’altro sono visti l’uno come la modernizzazione dell’altro. Perché non usare solo questi al posto della parola amore, che sembra dire tutto e niente allo stesso tempo? Perché la parola amore è indispensabile proprio in relazione alle altre due, comprendendole entrambe senza esaurirsi in esse. L’amore condivide con la caritas e l’empatia la fuoriuscita dal puro dato istintuale  ma non si ferma al dato storico culturale di queste. E’ prefigurazione di qualcosa che è in parte ancora da venire. E che forse non potrà mai venire, rimanendo come prefigurazione utopica, segnale di un orizzonte che indica un percorso piuttosto che una meta. L’amore per l’uomo contemporaneo, che vive  fuori dal terreno consacrato e rassicurante delle fedi sia religiose che laiche, è quella forza che può  fronteggiare la consapevolezza della tremenda verità della vita e di trasformare il nichilismo di un mondo senza senso in uno in cui la responsabilità di creare senso sia a carico dell’umanità tutta. La  ridefinizione di questa forza, che meglio potremmo chiamare “possibilità”, è il compito che spetta ai vari protagonisti, tutti rigorosamente maschili, in quanto le donne sembrano incarnare nel loro profondo quello spirito dell’amore che deve essere portato alla luce. L’unica eccezione proprio nell’ultimo romanzo LA TRASMIGRAZIONE DI TIMOTHY ARCHER (1981) che vede passare il testimone a una donna, Angel Archer. Una donna molto colta e raffinata, come la definisce uno psichiatra che per contro la considera dura e ispida e che “sta facendo molto male anche a se stessa”  oltre che a Bill, un giovane schizofrenico a cui lei è affezionata e che si crede la reincarnazione del vescovo Timothy Archer. “No. Tu sei un uomo che vernicia automobili e ripara alberi di trasmissione e io ti costringerò a ricordare.” Gli dice Angel. Ricordare l’umano, l’umano mortale che instabile alberga in noi, è il compito dell’amore e che sia una donna a ricordarcelo nelle ultime pagine dell’opera di Dick è uno dei suoi più bei regali d’amore che ci ha lasciato.

sabato 25 ottobre 2014

P. K. Dick: Archetipi


“Un’irruzione dell’inconscio collettivo, insegna Jung, può spazzar via il fragile ego individuale. Nel fondo collettivo gli archetipi dormono; se destati, possono guarire o distruggere” VALIS (1978).  Essere sopraffatti da un archetipo vuol dire rischiare di diventare “soltanto un’estensione ambulante e parlante di quell’archetipo” come ricorda l’entità aliena frolixiana Morgo Rahn Wilc, dopo aver scrutato nei livelli più profondi della mente del terrestre Provoni in NOSTRI AMICI DI FROLIX 8 (1968-9); a quei livelli, gli dice il frolixiano: “ti fondi con entità primordiali dagli attributi divini, che possiedono un enorme potere.”  Ed è proprio quello in cui sono caduti i nazisti. Essi “si identificano con la potenza di Dio e credono di essere simili a dei. Questa è la loro pazzia di fondo. Sono sopraffatti da qualche archetipo; il loro ego si è dilatato psicoticamente a tal punto che non sanno più dire dove cominciano loro e dove finisce la divinità.” L’UOMO DELL’ALTO CASTELLO (1961). Ma l’archetipo può anche essere positivo, come l’archetipo anima che l’uomo conosce quando incontra una donna, GUARITORE GALATTICO (1967). E per i seguaci della religione del mercerismo, lo stesso Wilbur Mercer, suo fondatore, è l’archetipo di un’entità superiore, forse di un’altra stella, imposta alla nostra cultura da un disegno cosmico, MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE (1966).

domenica 12 ottobre 2014

P. K. Dick: Alieni


E JONES CREO’ IL MONDO (1954) I fluttuanti, le spore extraterrestri che piovono sulla terra, sono polline alla ricerca di “uova” da fecondare, emesse da un essere cosmico vegetale.  Alla sistematica distruzione dei fluttuanti da parte della Lega dei Patrioti, l’entità extraterrestre reagisce considerando la terra come un virus ostile e la isola, sigillando l’intero sistema solare e ponendo così fine al sogno terrestre di espansione verso lo spazio esterno. La crociata della lega contro l’invasione si risolve nel precludersi qualsiasi possibilità di evasione. La fortezza diviene prigione.
Dello stesso anno 1954 è la pubblicazione del racconto NUVOLE MARZIANE in cui i fluttuanti sono sciami di inoffensivi ectoplasmi chiamati dai terrestri “cimicioni”, che provengono da Marte in cerca di acqua e che vengono sistematicamente distrutti al loro arrivo al suolo. A nulla vale la comunicazione telepatica tra uno di questi e un bambino, che correrà ad avvertire la polizia. E.T. è ancora molto lontano nel tempo.
Per trovare alieni ostili e conseguenti conflitti tra noi e loro, analizzando tutti i 9 romanzi e 25 racconti in cui questi sono presenti, si ha una rosa di pochi racconti (in cui per altro è poco chiaro di chi sia la responsabilità della guerra) e un unico romanzo in cui gli alieni sono veramente ostili e spietati,
LA CONQUISTA DI GANIMEDE (L’ora dei grandi vermi) (1964-6) scritto in collaborazione con Ray Nelson  in cui i crudeli ganimediani, grandi vermi privi di arti e serviti dai mostricci (residui di altre razze assoggettate e ridotte a loro servomeccanismi) conquistano la terra.
I GIOCATORI DI TITANO (1963) grandi giocatori d’azzardo sono i tolleranti Vug, risultati vincitori nella guerra contro la Terra.
In ILLUSIONE DI POTERE (1963) vige la classica guerra tra la Terra e gli alieni insettoidi Reeg, ma in realtà i veri cattivi sono gli Astariani (extraterrestri umani, nostri cugini per un passato comune) che costringono i terrestri alla guerra contro i Reeg, che sarebbero in definitiva pacifici e più propensi al “vivi e lascia vivere”. Ma di notevole interesse sono anche le amebe mimetiche, creature marziane, capaci di imitare altre forme viventi e che se uccise e sottoposte a un bagno di fissaggio rimangono bloccate nell’ultima forma assunta. Ottimo affare per sagaci businessman terrestri. 
Ma per lo più gli alieni sono entità pacifiche, anche se spesso estremamente potenti.
I frolixiani di NOSTRI AMICI DI FROLIX 8 (1968-9) sono “una massa gelatinosa di poltiglia protoplasmica del peso di novanta tonnellate” e dai poteri immensi, ma che per fortuna amano gli umani.
Il Glimmung di GUARITORE GALATTICO (1967) è una divinità extraterrestre che assolda individui tra le varie specie intelligenti dell’universo, tra cui un terrestre (che fa di mestiere il riparatore di vasi), per una grande impresa collettiva. Alla vista dei soci extraterrestri dell’impresa, Joe Fernwright “guardando quell’enorme varietà di forme di vita, si rese conto che sulla Terra si era cibato di alcune di esse.”
Lord Running Clam di FOLLIA PER 7 CLAN  (1963-4) è l’amico che tutti vorremmo, il ganimediano dotato di caritas “una carità che oggi si potrebbe definire empatia”, che oltre a dissuadere il protagonista dall’idea del suicidio, gli salva addirittura la vita sacrificandosi al suo posto.
NOI MARZIANI (1962) nella colonia marziana sopravvivono, addomesticati o nomadi, i Bleekman, gli ultimi indigeni marziani protetti dalle leggi dell’ONU.
Discorso a parte la spugna avvolgente di Callisto in SCORRETE LACRIME, DISSE IL POLIZIOTTO (1970) vero e proprio essere repellente con tanto di tentacoli velenosi.
Ma ancora buoni sono i Biltong di DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI (racconto) (1956) alieni provenienti dal sistema del Centauro che riproducono qualsiasi cosa e aiutano i superstiti umani nell’era del dopobomba a sopravvivere.
E sempre in questa sorta di assistenzialismo extraterrestre in I GIORNI DI PERKY PAT (racconto) (1963) assistiamo alla generosità dei “benefattori” marziani che dalle astronavi lanciano verso il suolo terrestre, distrutto dalla guerra nucleare, contenitori di cibi e materie prime per i sopravvissuti.
E poi una miscellanea di racconti con alieni strani, più divertenti che inquietanti, come il Wub, specie di grosso maiale telepatico, ORA TOCCA AL WUB (1952) che gioca un brutto scherzo a chi se lo vuole mangiare. Gli Yucconae, del sistema di Proxima Centauri, capaci, per difendersi dai terrestri di costruire un campo minato spaziale di mine viventi in LA MENTE DELL’ASTRONAVE (1953). Gli enigmatici Pifferai di un asteroide di Giove,
I PIFFERAI (1953) capaci di far regredire i terrestri a una sorta di stato di natura. Quando, come in INVASIONE OCULARE (1953), gli alieni hanno facoltà terribili come quella di poter rendere autonome tra loro parti anatomiche dei corpi dei terrestri, il tutto risulta poi, per fortuna, solo il prodotto di una momentanea paranoia. Nemici veri sono invece gli invasori di Alpha centauri in IMPOSTORE (1953) che riescono a infiltrare oltre le difese terrestri un cyborg esplosivo che quando si rende conto di essere tale innesca l’esplosione. In PIRATI COSMICI (1953) invece la buona riuscita di una spedizione contro una razza di aracnidi del sistema di Sirio fa si che il bottino una volta trasportato sulla Terra si riveli essere semplicemente delle uova degli alieni, con conseguente nascita degli stessi sul suolo terrestre. L’impero di Proxima Centauri L’UOMO VARIABILE (1953) impedisce ai terrestri di espandersi e li costringe a un’immane sforzo bellico per costruire una superbomba capace di farli vincere, e per far ciò sarà decisivo l’apporto di un uomo non assoggettato alla logica delle macchine, un creativo. In  TONY E I COLEOTTERI (1953) ancora una razza aliena di tipo insettoide in un pianeta del sistema di Betelgeuse, si vede il triste destino dei coloni terrestri che da dominatori iniziano a diventare dominati. Un dio alieno UN REGALO PER PAT (1954) a cui forse il Mogwai del film di Joe Dante “Gremlins” sembrerebbe quasi ispirato, è capace di trasformare in un rospo chi ha avuto l’imprudenza di sfotterlo. Una flottiglia sconosciuta impaurisce i terrestri in PRESIDENTE DI RISERVA (1963) ma sono tuttalpiù un semplice espediente narrativo per costruire una storia intorno alla lotta di potere per il governo della Terra. PULCE D’ACQUA (1964) vede addirittura lo scrittore di fantascienza Paul Anderson, rapito e trasportato nel futuro, incontrare un abitante di Callisto, una massa gelatinosa. OH, ESSERE UN BLOBEL  (1964) i Blobel “rappresentano un’evoluzione dell’ameba unicellulare primordiale; erano piuttosto grossi e possedevano un sistema nervoso altamente organizzato, ma erano sempre amebe. Avevano gli pseudopodi, si riproducevano per scissione binaria.” Che ne sarà mai di un veterano della guerra contro questi esseri, una volta finita la guerra, dopo che aveva dovuto trasformarsi in un Blobel per poterli spiare? BACCO, TABACCO E… FNOOLS (1964) vede gli alieni travestiti da piccoli commercianti immobiliari che vogliono conquistare la Terra, ma per fortuna sono alti solo 60 centimetri e pertanto facilmente identificabili. Un invasione extraterrestre di tipo molto particolare è quella in GIOCATE E VINCETE (1964) con grosse astronavi aliene con la scritta “Compagnia dei divertimenti”. IL GATTO (1964) vede i terrestri vincitori sui Proxiani, ma è solo un inganno, sono in realtà quest’ultimi ad aver vinto e condizionato i terrestri a credere il contrario. In ORFEO DAI PIEDI D’ARGILLA (1964) si combattono le “Cose” nella regione di Proxima. MEMORIA TOTALE (1966) vede gli alieni fare un patto di non invasione con un ragazzino di 9 anni a cui poi hanno cancellato la memoria del fatto. Ma da adulto dei ricordi affiorano… PARTITA DI RITORNO (1967) extraterrestri biscazzieri impiantano illegalmente case da gioco sulla Terra. LEGATURA IN PELLE (1968) la preziosa pelle del Wub, un animale marziano specie di incrocio tra un maiale e una mucca, viene usata per rilegare dei libri. Ma la pelle è ancora viva e trasforma il contenuto dei libri. IL CASO RAUTAVAARA (1980) considera l’esistenza di esseri extraterrestri (Proxiani) pensanti ma privi di corpo. “E’ che voi Approssimazioni non capite le forme di vita somatiche” li apostrofano sprezzantemente i terrestri. LA MENTE ALIENA (1981) gli abitanti di Meknos III giocano uno scherzo crudele al terrestre insensibile alla “sicurezza di qualunque forma di vita” come invece lo erano gli Meknosiani. E per concludere, in fondo, come non amare gli alieni anche quando prendono il posto dei nostri cari e non comprendere quella moglie che, conscia dell’entità estranea che ha preso possesso del corpo del marito, non lo denuncia, dopo che questi invece delle solite frasi acide e cattive, le dice: “Tutto quello che vuoi. Purché possa farti felice”. UMANO E’ (racconto) (1955). 

venerdì 10 ottobre 2014

P. K. Dick: ABORTO



SVEGLIATEVI DORMIENTI (Vedere un altro orizzonte) (1963) In una Terra sovrappopolata l’aborto è pratica diffusa e incentivata, soprattutto per la classe lavoratrice, che lavoro non ha più, e non ha altra soluzione che farsi ibernare in attesa che si trovi un nuovo mondo da colonizzare.
LE PRE-PERSONE (racconto - 1974) Un mondo da puro incubo in cui la legge abortista viene estesa anche ai bambini fino all’età di dodici anni. E’ sufficiente il ripensamento dei genitori per far si che il furgone della Clinica, li venga a prelevare per eliminarli da lì a un mese, in mancanza di qualcuno disposto ad adottarli.

LA TRASMIGRAZIONE DI TIMOTHY ARCHER (1981) Forse la lettera della scrittrice di fantascienza Joanna Russ (la lettera più cattiva che, a suo dire, Philip Dick abbia mai ricevuto) dopo la pubblicazione del racconto LE PRE-PERSONE ha un riflesso nel dialogo tra la femminista Kirsten e il vescovo Archer: “Sa, io ho opinioni molto precise sull’aborto – disse il vescovo. – Sa – disse Kirsten – le ho anch’io. Quali sono le sue? – Riteniamo che chi deve ancora nascere possegga diritti che gli sono conferiti non dall’uomo ma da Dio onnipotente – disse il vescovo. – Il diritto di estinguere una vita umana è negato dal decalogo in poi. – Mi permetta di chiederle una cosa – disse Kirsten. Lei ritiene che un essere umano possegga diritti dopo la morte? – Prego? – disse il vescovo – Be’, - disse Kirsten – Se garantite diritti prima della nascita perché non garantite gli stessi diritti dopo la morte? – “.

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Il 30 ottobre per la critica: MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE?