martedì 14 aprile 2015

Confessione


“L’uomo in Occidente, è diventato una bestia da confessione.” Michel Foucault, La volontà di sapere.

“Alzatosi, attraversò la sala d’aspetto, dirigendosi alla cabina del Padre; si sedette all’interno, infilò dieci centesimi nella fessura e scelse a caso. L’indicatore si fermò sullo Zen. –Dimmi i tuoi tormenti,- chiese il Padre con una voce attempata e venata di compassione. Parlava lentamente, come se non ci fosse alcuna urgenza, alcuna pressione. Tutto era fuori dal tempo. –Sono sette mesi che non lavoro e adesso ho ricevuto un incarico che mi porterà lontano dal Sistema Solare. Ho paura. Che succederà se non sarò in grado di svolgere il lavoro? Se dopo tanto tempo avessi perso le mie capacità?- La voce fievole del Padre accarezzò l’aria rispondendo con tono rassicurante. –Tu hai e non hai lavorato. Non lavorare è il lavoro più duro che esista!- Ecco che cosa si ottiene scegliendo lo Zen, si disse Joe. Prima che il Padre proseguisse, passò all’Etica Puritana. –Senza lavoro,- riprese il Padre con voce più possente, -l’uomo è una nullità. Egli cessa di esistere.- Rapido, Joe cambiò: Cattolicesimo. –Dio e il suo amore ti accoglieranno,- disse una voce gentile e remota. –Nelle Sue braccia sarai salvo. Mai ti…- Joe passò ad Allah. –Uccidi il tuo nemico,- sentenziò il Padre. –Ma io non ho nemici! Solo la mia stanchezza, la noia, la paura di fallire.- -Anche quelli sono avversari,- proseguì il Padre, - che dovrai superare in una jihad; devi dimostrare a te stesso di essere un uomo; e un uomo, un vero uomo, è un combattente che risponde colpo su colpo.- La voce del Padre era severa. Joe selezionò il Giudaismo. –Una ciotola di zuppa di bruconi Marziani…- iniziò pacato il Padre, ma il denaro di Joe finì. Il Padre si interruppe, restò inerte, morto… o, in ogni caso, inattivo.” GUARITORE GALATTICO (1967).

venerdì 10 aprile 2015

Antonello Silverini: Follia per sette clan


Delle sette tassonomie psichiatriche, in cui sono divisi i membri dei rispettivi clan che formano la popolazione dell’ex-satellite manicomiale nel sistema di Alfa, Silverini ce ne propone quattro in prima fila. Sono i rappresentanti dei Para, degli Schizo, degli Os e dei Dep, cioè i paranoici, gli schizofrenici, gli ossessivi e i depressi. In una specie di atlante figurato i quattro malati psichici, se ci si sofferma sui loro volti, ricordano gli schedari medici dei manicomi otto/novecenteschi di triste memoria. La faccia piegata in una smorfia, lo sguardo assente, l’espressione vuota. Ma nelle loro figure a mezzo busto, con le camice di forza, strette, serrate, l’immagine ricorda anche il macabro scenario di quelle catacombe coi morti che l‘aria del luogo aveva provveduto a imbalsamare. Un muro di calce e di materiche incrostazioni fa da fondale alla loro ieratica noncuranza per la particolare forma di non-morte o di non-vita, come meglio si vuol definirla, in cui sono costretti. Un’astronave, un ufo li sovrasta; ma potrebbe essere una lampada che li inonda di quella luce spettrale che rende i loro volti così evanescenti e fantasmatici. Restano immacolate e fredde quelle tuniche a cui nessuna luce, per quanto abbagliante, può far scendere di intensità l’orrore della loro terribile funzione. Poco comico, poco parodistico, l’umorismo nell’immaginario che Silverini presta a Dick, è fatto di quel puro e tragico riso che conferisce all’esistenza la capacità di una sempre rinnovata resistenza.

Venerdì 17 aprile: Antonello Silverini Le tre stimmate di Palmer Eldritch 

lunedì 6 aprile 2015

Fumetto


Si trovano poche citazioni di fumetti nell’opera di Dick, ma in compenso nel romanzo MR. LARS, SOGNATORE D’ARMI (1964) scopriamo che i costruttori d’armi alla moda, mr. Lars e miss Lilo, quando cadono in trance e inventano le loro armi letali che dovrebbero difendere i rispettivi blocchi, quello dell’Ovest e dell’Est, in realtà entrano nella mente di un disegnatore di fumetti di fantascienza, col risultato di creare un inutile arsenali di armi farlocche. Il fumetto in questione si chiama “l’uomo cefalopodo blu di Titano” ed è “un giornalino a fumetti in 3D. Il tipo vistoso di fumetto che si dimena quando lo leggi. Cioè, le ragazze si dimenano – i seni, la zona pelvica, tutto quello che si può dimenare. E i mostri sbavano.” A livello di citazioni troviamo invece Brick Bradford nel racconto L’OCCHIO DELLA SIBILLA (1975) e Li’l Abner in LA TRASMIGRAZIONE DI TIMOTHY ARCHER (1981).

venerdì 3 aprile 2015

Antonello Silverini: La penultima verità


   Ronzano gli aeroplanini rossi sopra l’omino dagli avambracci muscolosi, possenti, alla Popeye. La sua testa, fragile, da maneggiare con cura, oscurata nella parte superiore da una carta da pacco, lascia trapelare una faccia che sembra voler accennare a un sorriso. Anche la facciona che si staglia alla sua estrema sinistra presenta un sorriso; ma questa, al contrario dell’altro, è sfolgorante, seducente. Una faccia lunare piena, da circo equestre, disegnata su una parete a cui poggia una scala. Vibrano gli aeroplanini rossi, l’omone con la testa da omino attende paziente con le braccia conserte. Che attenda una faccia? Cerca anche lui, come gli altri compagni di Oz, ciò che gli manca? Ciò che pensa mancargli? La facciona lunare invitante lo esorta a salire; su da lei troverà ciò che cerca, la verità di ciò che cerca, qualunque cosa essa sia. Ma una freccia dispettosa, al contrario avverte che per salire verso l’alto occorre scendere verso il basso. Girano in tondo gli aeroplanini rossi, l’omone dalla calma fiducia medita sulla  penultima decisione da prendere. Un colore rosa seppiato si spande  grumoso sullo sfondo di questo mondo incerto e indeciso  quanto l’omone che l’abita. 

Venerdì 10 aprile: Antonello Silverini Follia per sette clan                                                                                                            

martedì 31 marzo 2015

Bibbia


Non c’è verità più vera della verità rivelata e questa à depositata una volta per tutte nelle sacre scritture. E’ per questo che in DIVINA INVASIONE (1980) “la chiesa cristiano-islamica non permetteva la traduzione della Bibbia in un ologramma con un codice di colori. Con un po’ di pratica si imparava gradualmente a inclinare l’asse temporale, l’asse della vera profondità, finché diversi strati successivi non si trovavano sovrapposti e appariva un messaggio verticale, un nuovo messaggio. In questo modo, si entrava in comunicazione con la Scrittura, che diventava viva. Diventava un essere senziente che non era mai lo stesso. La chiesa cristiano-islamica, naturalmente, voleva Bibbia e Corano bloccati nell’immobilità per sempre. Se la scrittura le fosse sfuggita, la chiesa avrebbe visto svanire il suo monopolio.” Ma c’è anche chi aggira l’immobilità biblica usando il sacro libro come uno strumento di divinazione, “trovò una Bibbia di Gideon, - Potrei leggere questa – disse lei, sedendosi di nuovo. – Formulerò una domanda e poi l’aprirò a caso; si può usare la Bibbia in questo modo. Io lo faccio    sempre.–“ IN SENSO INVERSO (1965). Un uso certo un po’ spregiudicato, ma la cosa più sorprendente che ci rivela Dick sulla Bibbia riguarda la sua creazione. Nel racconto UN AUTORE IMPORTANTE (1954), ripreso e inserito nel romanzo SVEGLIATEVI DORMIENTI (1963), la Bibbia risulta essere l’invenzione di un riparatore di lampobolidi. Questi trovo, grazie a un difetto di uno di questi veicoli, un passaggio verso il passato della Terra e comunicando con gli abitanti (gli antichi israeliti) con un traduttore universale, produsse le storie narrate dalla Bibbia. O almeno questa è la leggenda che viene raccontata.

venerdì 27 marzo 2015

Antonello Silverini: L'occhio nel cielo


L’omino gobbo, il ferro di cavallo, la civetta, un cornetto, uno scarabeo e tanti altri simboli su altrettanti foglietti di carta attaccati all’interno di una giacca e sulla maglietta di un signore, un uomo dal volto oscurato dall’ombrello che tiene aperto per l’evenienza di un improvviso temporale. Prevenzione, prudenza, meticolosa assicurazione contro i possibili inconvenienti della vita. L’uomo si apre, evidenzia la sua natura fragile, paurosa nuda vita; il trance, soprabito che si spalanca è gesto di scandalo, già usato da Karel Thole per un altro romanzo dickiano, “Redenzione immorale”1 . Come per il sesso che il vecchio satiro mostra alle fanciulle che passeggiano indifese nei parchi, Silverini ci spiattella in faccia  qualcosa di altrettanto scandaloso, una miriade di simboli al servizio di colei che rende la nostra vita soggetta al dominio del puro caso, la fortuna. L’immagine è forte, atterrisce e attrae allo stesso tempo; appartiene a quel caravanserraglio delle immagini da circo, di illusionisti e ciarlatani di strada, pronti a venderci, con le loro chincaglierie, illusioni di felicità. Il mondo circostante è cupo, turbolento, macerato da tutte quelle utopie umane andate a male. Ma la cosa più inquietante è quella mano che tiene aperta la giacca e allunga il braccio in modo inverosimile. Anche la stoffa si allarga, ma al posto di nuovi oggetti, di nuove offerte simboliche, un buco. La stoffa si lacera, al troppo tirare, la realtà, infine scompare.

(qui) 

venerdì 3 aprile - Antonello Silverini: La penultima verità

lunedì 23 marzo 2015

Bambini


“Lotta lo interruppe, spaventata. –Sento qualcosa sul tetto.- -Uccelli che corrono- disse lui. –No, è più forte.- Timbane si mise in ascolto, e anche lui sentì quel rumore. Piccoli colpi sul tetto; qualcuno o qualcosa che strisciava. –Sono dei bambini.- -Perché?- chiese Lotta. Poi fissò la finestra. –Stanno guardando dentro.- Lui si girò di scatto. Vide un faccino schiacciato contro il vetro.  -Bambini- disse con voce aspra. –Vengono utilizzati dalla Biblioteca. Provengono dal Reparto Bambini.- Tirò fuori la pistola.” Ma è l’agente di polizia Timbane a rimanere ucciso nello scontro a fuoco con i bambini; ha esitato troppo, si è chiesto: “Posso uccidere un bambino?1 Ma deve comunque tornare nell’utero; gli rimane poco tempo.” Nel mondo di IN SENSO INVERSO (1965) le cose vanno alla rovescia e gli esseri umani subiscono la sindrome di Peter Pan in modo totale regredendo fino a tornare in un utero disposto ad accoglierli. In MINIBATTAGLIA racconto del 1952, piccoli soldatini meccanici venduti come giocattoli sono in realtà esseri intelligenti che si prefiggono di sconfiggere gli esseri umani servendosi dei bambini. LA SIGNORA DEI BISCOTTI  (racconto 1953) è un racconto in cui l’insidia proviene da una vecchia signora che offre biscotti a un bambino. Ad ogni incontro lei ringiovanisce mentre lui deperisce. Al ritorno dall’ultimo incontro, davanti alla porta di casa, di lui rimane solo un ammasso di erbacce e straccetti che il vento fa rotolare via. In NUVOLE MARZIANE (racconto 1954), in cui si incontrano quelle spore aliene che poi compariranno anche nel romanzo “E Jones creò il mondo”, un bambino dall’animo poco sensibile (non è ancora il tempo di E.T.) davanti alla comunicazione telepatica del pacifico “cimicione” corre ad avvertire il poliziotto che provvederà a distruggerlo.  Ancora alieni  in LA COSA PADRE (racconto 1954), una storia tipo “invasione degli ultracorpi” ma con i bambini protagonisti e vincitori. La cosa-padre verrà distrutta. In PROGENIE (racconto 1954) e NANNY (racconto 1955) i bambini vengono educati dai robot  con conseguenze disastrose per i genitori. E’ del 1975 il racconto PRE-PERSONE che costò a Dick una lettera di invettive da parte della scrittrice di fantascienza Joanna Russ per la sua posizione sull’aborto. I bambini fino all’età di dodici anni possono essere ancora “ritirati” se i genitori non sono soddisfatti di loro. Ma è in tre romanzi che il ruolo dei bambini gioca la parte più importante. In NOI MARZIANI (1962) sarà un bambino autistico a sventare le mire di uno speculatore privo di scrupoli, facendolo precipitare in un mondo di solitudine, il non-mondo autistico, che farà da specchio al vuoto mondo dell’affarista, uccidendolo. In CRONACHE DEL DOPOBOMBA (1963) abbiamo una bambina, Edie, col piccolo fratellino Bill, che vive dento di lei. Saranno loro a salvare la Terra da Hoppy, un focomelico dotato di poteri straordinari e terribili. E infine in LA CITTA’ SOSTITUITA (1953) un bambino di nome Peter à nientemeno che il dio Ahriman, divinità malvagia della religione mazdeista, e la ragazzina Mary è Armaiti, la figlia di Ormazd, il dio creatore che si oppone a Ahriman. Da questo che è il primo romanzo di Dick si può, idealmente, arrivare agli ultimi romanzi della trilogia di Valis. In DIVINA INVASIONE (1980) il ragazzino Emmanuel, guarendo dalla propria amnesia, scopre che, lui e la propria compagna di scuola Zina, sono in realtà il maschile e il femminile della divinità che finalmente può ritrovarsi e congiungersi.