martedì 5 maggio 2015

Sogno


“Nei sogni, ispiriamo gente scelta qua e là a svegliarsi.” L’OCCHIO DELLA SIBILLA racconto (1975) e cioè, come dice Maria Zambrano: “sognare è già svegliarsi”!1 E svegliarsi vuol dire agire sulla base del sogno, RADIO LIBERA ALBEMUTH (1976)  “-Sono venuta nel posto giusto?- Mi guardò fissa negli occhi. –Sì- dissi –Hai interpretato bene il sogno-“ Ma spesso i sogni dickiani sono di ben altra natura e hanno obiettivi molto meno nobili. In GUARITORE GALATTICO (1967) il protagonista Joe Fernwright è obbligato, come del resto tutta la popolazione terrestre, “a sognare ogni volta che adoperava il letto” un sogno unico per tutti ma che cambiava ogni notte. Un sogno coatto la cui trama veniva scelta volta per volta tramite un concorso pubblico. Si sa, se il sogno è lasciato libero, può essere portatore di verità e quindi pericoloso. Perfino il cacciatore di androidi Rick deckard ha dovuto riflettere su questo: “Chissà se gli androidi sognano. (…) Pareva proprio di sì; ecco perché ogni tanto ammazzano i loro datori di lavoro e se ne scappano quaggiù. In cerca di una vita migliore, senza schiavitù.” MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE? (1966). E infine esistono i veri e propri incubi: “-Mi ha svegliato un sogno, - rispose Arctor. – Un sogno religioso. C’era questo enorme scoppio di tuono, e all’improvviso i cieli si aprivano e appariva Dio e la sua voce rimbombava sopra di me… che diavolo mai ha detto?... ah, sì. ‘Sono irritato con te, figliolo’, diceva, aggrottando le sopraciglia. Io tremavo, nel sogno, e, alzando lo sguardo, dicevo: ‘Che cosa ho fatto di male, ora, Signore?’, e Lui rispondeva: ‘Hai di nuovo lasciato aperto il tubetto del dentifricio’. Ed io mi accorgevo che si trattava della mia ex moglie.” UN OSCURO SCRUTARE (1973).

1. Maria Zambrano,Il sogno creatore

venerdì 1 maggio 2015

Antonello Silverini: Mr. Lars sognatore d'armi


Sì è lui, in primo piano, esaltato e tracotante. No, non è mr. Lars quello di cui stiamo parlando; mr. Lars ce lo immaginiamo affatto diverso. E’ l’uomo tipico, il rappresentante medio, più medio di tutti, l’uomo dal vestito grigio Surley G. Febbs, che Carlo Pagetti traduce in “Sorcey (perché ha qualcosa di sorcino, subdolo), O. (come Oronzo), Fosse, un banalissimo anagramma di Fesso.” Entusiasta sostenitore di quel mondo (reso da Silverini con quel colore rosa pallido pallido) in cui gli oggetti di consumo sono resi nella loro verità più drammatica, cioè quella di armi letali per la distruzione del mondo. A cos’altro corrisponde un sistema di valori che esalta lo sperpero e il consumo illimitato se non al desiderio di correre più velocemente possibile incontro alla fine. Penne missili, pecore bombe dalle fatali superpuzze; Sorcey O. Fosse non ci sta più nella pelle dalla gioia per la prospettiva di farla finita in fretta, con gli altri, con tutti quegli altri che noi siamo abituati a chiamare “gente”. Quella stessa gente di cui facciamo parte e di cui inevitabilmente condividiamo il destino. Ridi, ridi fesso Fosse!

Venerdì 8 maggio: Antonello Silverini - I simulacri

martedì 28 aprile 2015

Odori


L’olfatto, scrive Marshal McLuhan1, è “il più sottile e il più delicato dei sensi umani, ma è anche il più iconico, in quanto coinvolge più di tutti gli altri l’intero sistema nervoso.” Di conseguenza più una società è evoluta “a più alto livello di alfabetismo” più cercherà di “eliminare gli odori dell’ambiente” e stigmatizzerà il “segno distintivo” e di “affermazione insostituibile dell’individualità umana”, l’odore del corpo, come “parola ripugnante”. L’odore ripugnante dell’umano è un motivo importante nell’opera di Dick. Lo troviamo come ossessione fobica in I SIMULACRI (1963) in cui il pianista psicocinetico Richard Kongrosian, dopo aver ascoltato un diffusore pubblicitario, si convince di possedere un odore fobico capace di contaminare il mondo intero. “Il mio corpo puzza. A causa del diffusore, si era convinto di emanare un odore orribile; era stato proprio il diffusore a contaminarlo, e non c’era modo di liberarsi da quel fetore; per settimane Kongrosian non aveva fatto altro che lavarsi e deodorarsi in tutti i modi possibili, ma senza ottenere alcun risultato. Era quello il problema degli odori fobici; una volta acquisiti ti rimanevano addosso, e la loro spaventosa potenza non faceva che aumentare. Adesso lui non osava avvicinarsi a un altro essere umano; doveva tenersi a qualche metro di distanza in modo che quello non percepisse il suo odore. Niente bionde dai seni abbondanti per lui.” L’umano che puzza è leitmotiv anche in molti racconti “chi vuole giocare con un essere umano? Torna pure a casa. Tu… puzzi.” dice il robot al bimbo umano in JAMES P. CROWN (1954) e addirittura in SALTARE IL FOSSO (1954) abbiamo la Terra divisa tra il partito dei puristi e quello dei naturalisti. Il primo vuole che gli esseri umani non puzzino più e per questo aveva presentato una proposta di legge per far togliere obbligatoriamente le ghiandole sudorifere e altre imposizioni simili, per l’alito cattivo, i denti e i capelli sporchi. Al contrario per i naturalisti tutto doveva rimanere naturale, come la natura aveva deciso. Troviamo infine una variante interessante in ILLUSIONE DI POTERE (1963), qui il marchio dell’odore umano, come cosa ripugnante, sembrerebbe riservato principalmente all’essere ibridato, all’umano contaminato nella sua essenza naturale da qualcosa di artificiale che lo infetta e lo fa puzzare  “-un androide è qualcosa che puzza- disse egli parafrasando T. S. Eliot.” L’ibrido non piace neanche agli animali predatori di Marte che si tengono lontani dal terrestre che presenta le stimmate artificiali di Eldritch, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH (1964).

1 Marshal Mcluhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Il saggiatore 

venerdì 24 aprile 2015

Antonello Silverini: Ubik



Facile, a prima vista, fin troppo facile cavarsela con la bomboletta spray per rappresentare il più importante, o comunque la si pensi, uno dei maggiori romanzi di Dick. Ma Ubik è una bomboletta spray ed è questa l’essenza di questo grande romanzo. Un essenza che si consuma, svanisce, scompare. Buttandola in filosofia si potrebbe dire che è la degna fine di ogni teoria essenzialista, che vede la realtà fondata una volta per tutte, ontologicamente certa e salda. Di questo dispositivo di realtà, ampiamente pubblicizzato come esergo a ogni capitolo, ben poco sembra rimanere saldamente afferrabile. La bomboletta spray, sfaldandosi, rivela parte del suo interno pieno di filamenti ingarbugliati. Uniche cose tangibili e apparentemente sicure sembrano essere quelle monete sparse qua e là. Quella manciata di trenta denari con cui si può comprare una vita e che qui molto più prosaicamente servono per aprire una porta, azionare un elettrodomestico, rendere possibile una qualunque azione quotidiana. Certo, emblemi di una società totalmente monetizzata, ma anche tracce, segni delle pratiche di vita; residui di una realtà concreta.


Venerdì 1° maggio: Antonello Silverini Mr. Lars sognatore d’armi

martedì 21 aprile 2015

Emigrazione


Fondamentale nelle opere di Philip K. Dick più che un’utopia da realizzare, un posto in cui emigrare. Un problema demografico che si avvertiva più urgente allora che oggi, nonostante che il nostro oggi abbia più che raddoppiato la popolazione. Meta obbligata per i nuovi coloni, Marte. Unica consolazione sono gli schiavi androidi al loro servizio , perfette simulazioni umane, anche se alle volte ribelli pericolosi, come in MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE? (1966). Sul tema dell’emigrazione si può giocare la carriera del primo aspirante presidente nero degli Stati Uniti, come in SVEGLIATEVI DORMIENTI (1963) in cui la terra promessa a quella parte in eccesso della popolazione terrestre, messa opportunamente in ibernazione temporanea, si rivela un boomerang da cui entrano orde di uomini preistorici. Ma la più grossa fregatura la si trova in MENZOGNE SPA (1963) in cui grazie a un sistema di teletrasporto si avvia una migrazione di massa verso un lontano pianeta disabitato che presenta caratteristiche ambientali simili alle nostre. Peccato che il viaggio sia possibile solo a senso unico e che occorra una fiducia incondizionata riguardo alle meraviglie che vengono promesse. 

venerdì 17 aprile 2015

Antonello Silverini: Le tre stimmate di Palmer Eldritch


Elementare, semplice, l’idea figurativa di uno tra i principali romanzi dickiani si risolve in pochi elementi. La maschera antigas, richiamo all’incubo procurato al giovane Philip dal padre al ritorno dalla visione al cinema del film “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Un camice sgualcito, macerato, residuo, si direbbe, di un qualche scienziato pazzo tanto in voga nei film di fantascienza degli anni ’50. E infine un forchettone al posto di una mano; quasi una nota grottesca allusiva a un ben altrimenti letale artefatto, l’uncino del temibile avversario di Peter Pan. Copertina scarna ed essenziale che sbatte in “prima pagina” (la metà destra dell’immagine è quella che occuperà la prima di copertina) il dio che ci chiama con un gesto dell’unica mano integra e che con l’altra, un po’ ripiegata, seminascosta, esibisce il forchettone con cui pensa di divorarci. Un dio che conosce il galateo, che non sbrana ma che, con educazione, infilza. Intorno a lui il colore strappato del silenzio. Una collosa patina bianco verdastra che fa da contorno a questo dio della modernità. Un dio che sprofonda e fa sprofondare tutti nel delirio di un mondo a cui sembra non essere rimasto altro che divorare se stesso.


Venerdì 24 aprile: Antonello Silverini Ubik

martedì 14 aprile 2015

Confessione


“L’uomo in Occidente, è diventato una bestia da confessione.” Michel Foucault, La volontà di sapere.

“Alzatosi, attraversò la sala d’aspetto, dirigendosi alla cabina del Padre; si sedette all’interno, infilò dieci centesimi nella fessura e scelse a caso. L’indicatore si fermò sullo Zen. –Dimmi i tuoi tormenti,- chiese il Padre con una voce attempata e venata di compassione. Parlava lentamente, come se non ci fosse alcuna urgenza, alcuna pressione. Tutto era fuori dal tempo. –Sono sette mesi che non lavoro e adesso ho ricevuto un incarico che mi porterà lontano dal Sistema Solare. Ho paura. Che succederà se non sarò in grado di svolgere il lavoro? Se dopo tanto tempo avessi perso le mie capacità?- La voce fievole del Padre accarezzò l’aria rispondendo con tono rassicurante. –Tu hai e non hai lavorato. Non lavorare è il lavoro più duro che esista!- Ecco che cosa si ottiene scegliendo lo Zen, si disse Joe. Prima che il Padre proseguisse, passò all’Etica Puritana. –Senza lavoro,- riprese il Padre con voce più possente, -l’uomo è una nullità. Egli cessa di esistere.- Rapido, Joe cambiò: Cattolicesimo. –Dio e il suo amore ti accoglieranno,- disse una voce gentile e remota. –Nelle Sue braccia sarai salvo. Mai ti…- Joe passò ad Allah. –Uccidi il tuo nemico,- sentenziò il Padre. –Ma io non ho nemici! Solo la mia stanchezza, la noia, la paura di fallire.- -Anche quelli sono avversari,- proseguì il Padre, - che dovrai superare in una jihad; devi dimostrare a te stesso di essere un uomo; e un uomo, un vero uomo, è un combattente che risponde colpo su colpo.- La voce del Padre era severa. Joe selezionò il Giudaismo. –Una ciotola di zuppa di bruconi Marziani…- iniziò pacato il Padre, ma il denaro di Joe finì. Il Padre si interruppe, restò inerte, morto… o, in ogni caso, inattivo.” GUARITORE GALATTICO (1967).