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martedì 17 novembre 2015

Corpo



Il corpo per l’uomo è la casa che abita “Dio sta facendo a pezzi questa casa che è il mio corpo per farmi pagare quello che ho fatto” nel racconto SPERO DI ARRIVARE PRESTO (1980). Ma forse questo vale per l’uomo in quanto maschio: “-Il tuo corpo, per te, è quello che la casa è per una donna- disse Maggi Walsh. –Lo conosci come se fosse un ambiente, invece che…- -L’ambiente somatico è uno dei più genuini ambienti in cui viviamo,- rispose acidamente Babble. –È il nostro primo ambiente quando siamo bambini, e poi, quando decadiamo nella vecchiaia e il Distruttore Formale corrode la nostra vitalità e la nostra forma, scopriamo di nuovo che ci importa ben poco di quel che succede nel cosiddetto mondo esterno, se la nostra essenza somatica è in pericolo.” LABIRINTO DI MORTE (1968). Corpo che si abita, si possiede, entro cui ci si ripara e ci si difende; tana in cui evitare il contatto con gli altri. “Come riuscivano due persone, a sopportare di stare così vicino? Per Manfred era come se le loro separate identità si fossero fuse, e l’idea che potesse esistere una tale confusione lo terrorizzò.” NOI MARZIANI (1962). E forse allora “ci vuole il pericolo, un pericolo di morte, perché gli uomini si tocchino (…) Ma quando si decidono a farlo ne traggono un grande conforto. Non c’è niente di più bello.” LA CONQUISTA DI GANIMEDE (1964-66). C’è da perdersi a voler seguire, per dirla con Michel Foucault, tutti gli avvenimenti che si inscrivono in quel grande corpo espanso che costituisce l’opera di Philip K. Dick. È corpo che soffre e che lotta contro l’entropia quello che tenta con fatica indicibile di salire delle scale in UBIK (1966) e ancora soffre e viene ferito mentre scala una montagna dopo essersi fuso empaticamente con altri corpi in MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE? (1966). Ma soprattutto è corpo che sta al confine, nella soglia tra vita e morte. Pensando a IN SENSO INVERSO (1965) concludiamo con il Foucault di Nascita della clinica, con una citazione che meriterebbe essere messa ad esergo dell’intera opera dickiana: “Vedere nella vita la morte, nel suo mutamento l’immobilità, dietro il suo sorriso lo spazio scheletrico e fisso, e, al termine del suo tempo, l’inizio di un tempo rovesciato che pullula di innumeri vite”. 

martedì 10 novembre 2015

Crisi


In DIVINA INVASIONE (1980) il male si presenta come “la cessazione della realtà, la cessazione dell’esistenza stessa.” È un processo che “è iniziato con la caduta originale. Una parte del cosmo è caduta. La divinità stessa ha subito una crisi. (…) una crisi nel terreno dell’essere? (…) Nessuna creatura può immaginare il non-essere, soprattutto il proprio non-essere.” Ma la crisi non è soltanto quella sul terreno dell’essere ma anche quella tra uomo e mondo “gli uomini e il mondo sono mutuamente tossici” e a questo può porre rimedio solo Dio, quel dio che “si mimetizza con l’universo, con la regione stessa che ha invaso: assume la parvenza di bastoni e alberi e lattine di birra ai margini della strada; finge di essere spazzatura gettata via, rottami di cui nessuno si cura. Appostato il vero Dio tende letteralmente degli agguati alla realtà e a noi stessi. Dio, in verità, ci attacca e ci ferisce, nel suo ruolo di antidoto.” VALIS (1978).

martedì 3 novembre 2015

Colpa


Se ci è data oltre la vita anche il dover morire allora qualche colpa dovremmo pure avercela. In GUARITORE GALATTICO (1967) “la morte e la colpa sono collegate”, “la consapevolezza della colpa lo avvolse come un mantello di raso dorato. Una vergogna talmente pura da possedere un che di archetipico, come se Joe stesse rivivendo la vergogna primordiale di Adamo, il primo senso di evidenza sotto lo sguardo di Dio”. In modo più o meno esplicito il senso di colpa attraversa l’intero corpus dell’opera dickiana tanto che paradossalmente è spesso impossibile isolarlo in momenti specifici. Morte, suicidio, peccato, fallimento, masochismo, tutte voci che esprimono questa fatale sensazione di qualcosa di sbagliato che è stato fatto, da noi o da altri, poco importa. Una eredità di cui l’essere umano non potrà mai sbarazzarsi una volta per tutte. Una forte ipoteca al desiderio assillante di libertà. Nel racconto SPERO DI ARRIVARE PRESTO (1980) un astronauta costretto a viaggiare nello spazio in solitudine per dieci anni senza poter stare in sospensione criogenica, per non impazzire viene aiutato dal solito computer dell’astronave che lo fa stare in una specie di stato ipnotico in cui rivivere creativamente i propri ricordi. Ma ogni sogno indotto viene rovinato da un qualche senso di colpa pronto a saltar fuori dall’inconscio profondo. Ogni occasione è buona perché il ricordo di una qualunque azione di cui non essere proprio orgogliosi, e come non avercene, si trasformi nella lacerante sensazione del rimorso.

martedì 27 ottobre 2015

Cibo



“Una moltitudine di organismi senzienti di oltre quaranta specie riempiva la sala riunioni. Joe si rese conto con raccapriccio che sulla Terra si era cibato di alcuni di essi.” GUARITORE GALATTICO (1967). 

martedì 20 ottobre 2015

Compassione


È forse la compassione la cosa più ambita dall’essere umano? In LA TRASMIGRAZIONE DI TIMOTHY ARCHER (1981) il vescovo Timothy Archer si rincarna nel giovane schizofrenico Bill. Il vescovo, racconta Bill “cercava la sapienza. La sacra sapienza di Dio, la Hàgia Sophìa, come la chiama lui. La ritiene identica all’anokhi, la pura autocoscienza di Dio. Poi quando è arrivato là e la Presenza è entrata in lui, si è reso conto che non voleva sapienza, ma compassione. Aveva già la sapienza, ma non era stata di alcun aiuto né a lui né a nessun altro.” Solo la compassione può evitare all’uomo la visione della realtà, la realtà della creazione “un’illusione orrenda da disprezzare” DIVINA INVASIONE (1980). Strana cosa la compassione in Dick, sembra quasi possa provenire solo da esseri non umani. I vari Palmer Eldritch duplicati nei corpi di uomini e donne provano compassione per Barney mayerson, il protagonista di LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH (1964) nonostante lo vedessero come un fantasma “non veste più un corpo terreno, corruttibile… ha indossato un corpo celeste. Le piace Mayerson? –Il tono era ironico, ma sui loro volti si vedeva la compassione; si vedeva in quegli occhi meccanici, che non erano altro che fessure.” E in MA GLI ANDROIDI SOGNANO LE PECORE ELETTRICHE? (1966) l’unico a provare un senso di vera compassione per il cervello di gallina Isidore è proprio un androide “Pris, non chiamarlo così- la rimproverò Irmgard; lanciò a Isidore un’occhiata piena di compassione. –Pensa a come potrebbe chiamare te.-“

martedì 13 ottobre 2015

Certezza


Un mondo di certezze è un mondo rigido, paranoico “per un maniaco, così come per un Para (paranoico), dubitare di se stessi era inconcepibile; la loro intera struttura emozionale si basava su un senso di certezza.” FOLLIA PER 7 CLAN (1963-4). La certezza è anche legata all’idea di verità e in tal senso è l’aspirazione massima di tutte le fedi religiose, nel romanzo IN SENSO INVERSO (1965) se le cose fossero andate nel verso giusto, cioè se si fosse riusciti a salvare l’Anarca Peak “il profeta nero che sembra in grado di anticipare la seconda venuta di Cristo”1 “si sarebbe posta una base del tutto nuova per il credo religioso. La certezza avrebbe rimpiazzato la mera fede, e si sarebbe formato un corpus completamente nuovo di scritture.” La certezza infine è cosa per uomini straordinari, superiori come il Jones di E JONES CREO’ IL MONDO (1954), per lui “non c’era da indovinare, non esisteva l’errore e la conoscenza fallace. Lui sapeva; con certezza assoluta.”

  1. Carlo Pagetti, introduzione, In senso inverso, Fanucci editore, Roma

martedì 6 ottobre 2015

Caso


“Sono due secoli che la nostra società si basa sui rapporti statistici. Abbiamo banche dati immense. Le macchine sono in grado di prevedere ciò che una singola persona o un singolo gruppo faranno in un dato momento e in una data situazione. Ma quest’uomo è al di là di tutte le previsioni. È una variabile. È opposto alla scienza.- -La particella indeterminata.- -Cos’è?- La particella che si muove in modo tale che da non poter prevedere la posizione che occuperà in un dato secondo. A caso. La particella che si muove a caso.- -Proprio così… È innaturale.- Sherikov fece una risata sarcastica. –Non si preoccupi, commissario. Verrà catturato e ogni cosa tornerà al suo stato naturale. Lei riuscirà nuovamente a fare previsioni sul conto degli uomini, come fossero cavie da laboratorio dentro un labirinto.-“ L’UOMO VARIABILE racconto (1953). Il caso, l’imprevedibile è l’antidoto al mondo regolato dell’algoritmo. In LOTTERIA SPAZIALE (1953) e GIOCATORI DI TITANO (1963) sequenze casuali contrastano efficacemente la forza della telepatia. Il caso, ancora, costringe a scegliere; se siamo sotto l’effetto di una droga potente come il KR-3 “trilioni di possibilità diventano improvvisamente reali. Entra in gioco il caso, e il sistema percettivo della persona sceglie una possibilità fra tutte quelle che gli si presentano. Deve scegliere, perché se non lo facesse, gli universi alternativi si sovrapporrebbero e svanirebbe il concetto stesso di spazio.” SCORRETE LACRIME, DISSE IL POLIZIOTTO (1970).

martedì 29 settembre 2015

Caritas

Caritas è una parola chiave che Dick coniuga con amore, amicizia, preoccupazione, cura, empatia. Nessuno ne è completamente privo, neanche gli alieni, come quelle “creature marziane a otto gambe, così piene di carità all’interno dei loro corpi bitorzoluti, di quelli organismi cefalopodi univalvi simili a molluschi” I GIORNI DI PERKY PAT racconto (1963), o come nei ganimediani, tra cui spicca quel Lord Running Clam che “è veramente un buon amico; ha aiutato tante persone. Gli abitanti di Ganimede possiedono quella che San paolo chiamava caritas… e Paolo diceva che la caritas è la più grande delle virtù.– Poi aggiunse: -L’equivalente moderno sarebbe ‘empatia’ suppongo.–“ FOLLIA PER 7 CLAN (1963-4). I personaggi dickiani si interrogano continuamente sul significato della parola caritas, persino in un mondo in cui la religione ufficiale è il buddismo zen “Prendiamo la parola caritas- stava dicendo Crofts. -Secondo lei, cosa significa esattamente, nel senso in cui la usa San Girolamo? Carità? Non direi. E allora cosa? Amicizia? Amore?” I SEGUACI DI MERCER racconto (1964). E ancora si chiede: “Lo sai da dove viene, secondo alcuni studiosi, la parola inglese ‘care’, ‘avere cura’, ‘curarsi di’?– (…) –No– (…) – Viene dalla parola latina ‘caritas’. Che significa amore e considerazione.- -Bene—San Gerolamo- Lars disse –La impiegò come traduzione dal greco ‘agape’ che ha un significato ancora più forte.- Lilo bevve il suo caffè in silenzio. – Agape- disse Lars (…) –significarispetto profondo per la vita; qualcosa di quella portata. Non c’è alcun termine corrispondente nella nostra lingua. Tuttavia, ne conserviamo l’espressività.-“ MR. LARS SOGNATORE D’ARMI (1964). Ma l’intuizione più significativa in Dick sta nell’associare la caritas con la capacità di trascendere: “Allora com’è potuto nascere il Cristianesimo?- chiese Joe. –E’ nato perché Cristo fece una cosa: si preoccupò degli altri. Preoccupazione è la vera traduzione del greco ‘agàpe’ e del latino ‘caritas’. Cristo si presenta a mani nude, non può salvare nessuno, nemmeno se stesso. Tuttavia con la sua considerazione, la sua preoccupazione per gli altri, Cristo trascende…” GUARITORE GALATTICO (1967) La caritas non salva ma permette di trascendere, di andare oltre, ancora una volta. Vero e proprio ethos del trascendimento.   

martedì 14 aprile 2015

Confessione


“L’uomo in Occidente, è diventato una bestia da confessione.” Michel Foucault, La volontà di sapere.

“Alzatosi, attraversò la sala d’aspetto, dirigendosi alla cabina del Padre; si sedette all’interno, infilò dieci centesimi nella fessura e scelse a caso. L’indicatore si fermò sullo Zen. –Dimmi i tuoi tormenti,- chiese il Padre con una voce attempata e venata di compassione. Parlava lentamente, come se non ci fosse alcuna urgenza, alcuna pressione. Tutto era fuori dal tempo. –Sono sette mesi che non lavoro e adesso ho ricevuto un incarico che mi porterà lontano dal Sistema Solare. Ho paura. Che succederà se non sarò in grado di svolgere il lavoro? Se dopo tanto tempo avessi perso le mie capacità?- La voce fievole del Padre accarezzò l’aria rispondendo con tono rassicurante. –Tu hai e non hai lavorato. Non lavorare è il lavoro più duro che esista!- Ecco che cosa si ottiene scegliendo lo Zen, si disse Joe. Prima che il Padre proseguisse, passò all’Etica Puritana. –Senza lavoro,- riprese il Padre con voce più possente, -l’uomo è una nullità. Egli cessa di esistere.- Rapido, Joe cambiò: Cattolicesimo. –Dio e il suo amore ti accoglieranno,- disse una voce gentile e remota. –Nelle Sue braccia sarai salvo. Mai ti…- Joe passò ad Allah. –Uccidi il tuo nemico,- sentenziò il Padre. –Ma io non ho nemici! Solo la mia stanchezza, la noia, la paura di fallire.- -Anche quelli sono avversari,- proseguì il Padre, - che dovrai superare in una jihad; devi dimostrare a te stesso di essere un uomo; e un uomo, un vero uomo, è un combattente che risponde colpo su colpo.- La voce del Padre era severa. Joe selezionò il Giudaismo. –Una ciotola di zuppa di bruconi Marziani…- iniziò pacato il Padre, ma il denaro di Joe finì. Il Padre si interruppe, restò inerte, morto… o, in ogni caso, inattivo.” GUARITORE GALATTICO (1967).