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giovedì 26 gennaio 2017

Omosessualità



“Phil era fortemente terrorizzato dall’idea di scoprire in sé tendenze gay. La benevolenza che mostrava verso i suoi amici gay era tabù se applicata a se stesso.”1 Ed è proprio la paura a scoprire una tendenza latente di omosessualità a intercorrere qui e là nelle pagine dei suoi libri, come nel romanzo I SIMULACRI (1963): “quattro matrimoni, e l’ultimo era stato il più breve. Stava perdendo colpi. Magari, Dio non lo volesse, era un omosessuale latente”.  Nel racconto L’ULTIMO TEST (1979): “gli fecero un esame fisico, gli tagliarono i capelli, gli diedero un uniforme, una brandina per dormire, e lo sottoposero a molti test psicologici. Bibleman sospettò che il vero obiettivo dei test fosse decidere se era un omosessuale latente, poi sospettò che i suoi sospetti indicassero che era un omosessuale latente”. Ironicamente arriverà a interpretare come debolezza il fatto che ai “disegnatori di armi alla moda, in contrasto con le loro controparti disgraziate appartenenti al mondo della sartoria (…) piacessero le donne” MR. LARS SOGNATORE D’ARMI (1964). Ma probabilmente non era tanto la norma, il dover essere “normale” il cruccio di Dick, quanto la propria virilità, il non essere debole, passivo (cosa che gli era stata spesso rimproverata dalla madre e in parte anche dal padre). Vecchio problema di cui non erano esenti neanche quei costumi, considerati erroneamente tanto permissivi degli antichi greci. È l’essere attivo piuttosto che passivo a fare la differenza. “Gli occhi da pesce morto della ragazza si voltarono a fissarlo. –Ma sei frocio?- Gli chiese Connie. –Cerco di non esserlo. Per questo ti ho portata qui questa sera. –Devi lottare molto contro questi tuoi impulsi? –Puoi ben dirlo. Connie assentì con il capo. –Sì, credo che tra poco lo scoprirò. Se sei un finocchio latente vorrai probabilmente che sia io a prendere l’iniziativa. Coricati e faccio io. Vuoi che sia io a svestirti? Va bene, distenditi semplicemente e farò io tutto. – Allungò la mano verso la cerniera dei suoi pantaloni.” UN OSCURO SCRUTARE (1973). 

Nota 1: Lawrence Sutin, Divine invasioni, Fanucci, Roma, 2001, p. 69.

martedì 18 ottobre 2016

Oblio


L’oblio si contrappone alla morte in quanto permette ad ogni individuo di “smettere di essere” “ciascuno a suo modo”. In questo cercare di “smarrire sé stessi” “il cercatore di oblio trova nel bere, nelle droghe, nella follia, nella simulazione la promessa che il suo sogno si realizzi… ma la promessa non viene mai mantenuta. Ci è consentito soltanto un piccolo assaggio di oblio, quel tanto che basta ad accrescere l’appetito, il desiderio di gustarne di più.” LA CONQUISTA DI GANIMEDE (con Ray Nelson 1964). Da uno dei primi racconti del 1953 I PIFFERAI in cui un caporale di stanza in un pianeta lontano ad un certo punto crede di essere diventato una pianta alla richiesta che il protagonista Seth Morley di LABIRINTO DI MORTE (1968) fa all’Intercessore, una misteriosa potenza divina: “mi piacerebbe essere una pianta del deserto (…) poter vedere il sole tutto il giorno. Voglio crescere. Forse un cactus su un pianeta caldo. Dove nessuno venga a disturbarmi.”; fino alla richiesta più radicale di Barney Mayerson a Palmer Eldritch di essere trasformato in una pietra, con la conseguente risposta: “Ascolta Mayerson; essere una pietra non è ciò che vuoi realmente. Quello che vuoi è la morte.” LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH (1964). E allora oblio e morte di nuovo si confondono insinuando dentro di noi: “tutto lo sfacelo dell’universo; il freddo, la malattia e l’oblio eterno.” RADIO LIBERA ALBEMUTH (1976). 

martedì 28 aprile 2015

Odori


L’olfatto, scrive Marshal McLuhan1, è “il più sottile e il più delicato dei sensi umani, ma è anche il più iconico, in quanto coinvolge più di tutti gli altri l’intero sistema nervoso.” Di conseguenza più una società è evoluta “a più alto livello di alfabetismo” più cercherà di “eliminare gli odori dell’ambiente” e stigmatizzerà il “segno distintivo” e di “affermazione insostituibile dell’individualità umana”, l’odore del corpo, come “parola ripugnante”. L’odore ripugnante dell’umano è un motivo importante nell’opera di Dick. Lo troviamo come ossessione fobica in I SIMULACRI (1963) in cui il pianista psicocinetico Richard Kongrosian, dopo aver ascoltato un diffusore pubblicitario, si convince di possedere un odore fobico capace di contaminare il mondo intero. “Il mio corpo puzza. A causa del diffusore, si era convinto di emanare un odore orribile; era stato proprio il diffusore a contaminarlo, e non c’era modo di liberarsi da quel fetore; per settimane Kongrosian non aveva fatto altro che lavarsi e deodorarsi in tutti i modi possibili, ma senza ottenere alcun risultato. Era quello il problema degli odori fobici; una volta acquisiti ti rimanevano addosso, e la loro spaventosa potenza non faceva che aumentare. Adesso lui non osava avvicinarsi a un altro essere umano; doveva tenersi a qualche metro di distanza in modo che quello non percepisse il suo odore. Niente bionde dai seni abbondanti per lui.” L’umano che puzza è leitmotiv anche in molti racconti “chi vuole giocare con un essere umano? Torna pure a casa. Tu… puzzi.” dice il robot al bimbo umano in JAMES P. CROWN (1954) e addirittura in SALTARE IL FOSSO (1954) abbiamo la Terra divisa tra il partito dei puristi e quello dei naturalisti. Il primo vuole che gli esseri umani non puzzino più e per questo aveva presentato una proposta di legge per far togliere obbligatoriamente le ghiandole sudorifere e altre imposizioni simili, per l’alito cattivo, i denti e i capelli sporchi. Al contrario per i naturalisti tutto doveva rimanere naturale, come la natura aveva deciso. Troviamo infine una variante interessante in ILLUSIONE DI POTERE (1963), qui il marchio dell’odore umano, come cosa ripugnante, sembrerebbe riservato principalmente all’essere ibridato, all’umano contaminato nella sua essenza naturale da qualcosa di artificiale che lo infetta e lo fa puzzare  “-un androide è qualcosa che puzza- disse egli parafrasando T. S. Eliot.” L’ibrido non piace neanche agli animali predatori di Marte che si tengono lontani dal terrestre che presenta le stimmate artificiali di Eldritch, LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH (1964).

1 Marshal Mcluhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Il saggiatore