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venerdì 20 febbraio 2015

Karel Thole: Cronache del dopobomba


Su uno scenario apocalittico di edifici distrutti si staglia la figura di un uomo in abito grigio che inforca una specie di bicicletta composta da vari pezzi riciclati. La figura è composta, dignitosa, stridono in lui unicamente quelle scarpe bianche poco in tono con l’abito signorile, così come stride dell’improbabile velocifero la ruota anteriore a forma di rullo, anch’essa rigorosamente bianca. Bianche sono anche le nuvole nel cielo azzurro e bianco infine il colletto della camicia da cui spunta la testa glabra dell’austero superstite di quel mondo del dopobomba di cui il romanzo di Dick vuole narrare le cronache. Insomma siamo già alla ricostruzione e alla dignità di una nuova impresa dell’umano reagire alle disavventure della vita, anche se queste disavventure coinvolgono l’umanità intera e hanno la cifra di un disastro di proporzioni bibliche. Di fatto sembra la speranza a prevalere, anche se…, anche se il diabolico Thole semina qui e là piccoli indizi che provano a inquinare questo quadretto di speranzosa umana ripresa. Non tanto le ovvie rovine, che da quelle necessariamente si deve ripartire, quanto quel colore violaceo delle montagne in lontananza oltre il ponte, oltre il Golden Gate, anch’esso distrutto, anch’esso violaceo; di quel colore alieno, da camera oscura che vieta l’ingresso del sole. E quella ruota, quel piccolo rullo posto d’innanzi piuttosto che dietro, atto più che a rallentare a intralciare, ad alludere a un’idea più distruttiva che costruttiva. Ma alla fine ancor di più quei piccoli tocchi di bianco, innaturali, spettrali e fuori posto quanto quella faccia impassibile, imperturbabile e imperturbata dal disastro che pur circondandolo sembra non riguardarlo.

venerdì 16 gennaio 2015

Karel Thole


In Italia se si vuole parlare di illustratori dickiani non si possono fare altri nomi oltre a quelli di Thole e Silverini. Poche e sporadiche le eccezioni.1 Karel Thole è stato un illustratore prestato alla fantascienza e che ha trovato in questa il suo più naturale e congeniale habitat espressivo, nonostante la sua totale estraneità culturale al genere stesso. Gli storici curatori di Urania Fruttero e Lucentini ricordano “che Thole arrivò a Urania già completo, assemblato, con tutte le sue tecniche di lavoro perfezionate, i suoi colori calibrati, il suo gusto, la sua cultura pittorica, la sua fantasia formale già pienamente stabilizzata.”2 E’ cosa risaputa, per bocca dello stesso Thole, che non leggeva i romanzi da illustrare “ma traevo spunti dai dati che mi passavano i curatori della collana e così la mia fantasia era stimolata, perché quei pochi dati mi dicevano cosa fare, ma non come farlo.”3 Il non fantascientifico Thole con il suo “miracoloso, magico verismo” si è staccato “senza possibilità di confronto dalla produzione quasi sempre mediocre, ingenua dei vari illustratori di fantascienza”, e ancora, sempre Fruttero e Lucentini aggiungono, in un’apparente provocazione scherzosa: “la verità è che il preteso signor Thole (…) finge di illustrare romanzi di fantascienza.” In questa nota divertita, funzionale a un gioco caricaturale su una presunta origine aliena dell’illustratore, sta forse il segreto di una capacità creativa che, totalmente inserita nell’immaginario del genere riesce di fatto a trascenderlo concretizzandosi in un risultato denso di rimandi ed echi al più vasto e articolato mondo figurativo nella sua accezione più ampia, compreso quello in movimento del cinematografo. La finzione di illustrare fantascienza gli ha permesso di condensare gli stereotipi propri del genere operando una specie di saturazione alchemica da cui poter far emergere le visioni di un vero e proprio “manuale dell’ignoto”. Tradendo il genere, con una licenza poco poetica, possiamo affermare che Thole infischiandosene è riuscito a fregarlo. Certo non è stata la sua un’irriverenza derivante da una scarsa considerazione, da uno snobismo culturale; la sua dichiarazione: “considero la fantascienza una cosa seria, e seriamente cerco di interpretarla”4 sarebbe ingiusto considerarla insincera. E’ che è tutto il mondo della scrittura probabilmente ad essere vagliato secondo un filtro a grana grossa da parte di Thole, come dimostra lo scempio della Metamorfosi, con quell’osceno scarafone in primo piano. Con buona pace del povero Franz Kafka e delle sue premure a che Gregor non venisse rappresentato in tale modo. Ma Thole molto probabilmente pensava, sentiva per immagini e le immagini facevano altrettanto con lui, e per non rimanerne sopraffatto aveva trovato per sua fortuna il modo di usarle al proprio vantaggio.
1Nella collana Vertigo di Einaudi troviamo due titoli dickiani In terra ostile e Cronache del dopobomba che meritano una nota positiva  per la realizzazione delle copertine da parte dello studio fotografico Amendolagine e Barracchia di Milano, con un sapiente utilizzo non convenzionale della tecnica dello still life.
2 Nell’introduzione di Fruttero e Lucentini al Manuale dell’ignoto. La pittura fantascientifica di Karel Thole, Arnoldo Mondadori, Milano 1981.
3 La verità di Karel Thole in Manuale dell’ignoto cit.

4 ibidem

Ancora su Thole: Redenzione immorale    e  Cronache del dopobomba 


domenica 9 novembre 2014

Karel Thole: Redenzione immorale


Chiunque si interroghi sull’utilità pratica dell’illustrazione di una copertina di un libro tende a minimizzare il suo ruolo nella scalata delle classifiche delle vendite, tutti tranne ovviamente chi fa di professione l’illustratore. Possiamo considerare la sua opinione viziata da un interesse personale. Certo, ma a ben guardare qualche ragione nel rivendicare un ruolo, certamente non decisivo ma comunque importante nel successo o meno di questo tipo di prodotto editoriale che è il libro cartaceo, l’illustratore ce l’ha. Di fatto è innegabile che se la decisione finale sull’acquisto di un libro è determinata dal suo contenuto e non certo dalla sua veste grafica, fatte salve eccezioni particolari, è altresì vero che la copertina accattivante è un richiamo forte e la mano del possibile acquirente è portata a prenderla per darle un’ulteriore occhiata da vicino. La nostra curiosità, la nostra attenzione è stata condizionata e questo è già un primo passo verso il possibile acquisto. E comunque, tenendo conto della varietà di libri in una vetrina o su uno scaffale, non possiamo non considerare il fatto che il nostro interesse è stato dirottato verso un prodotto piuttosto che un altro. Ma se questo vale per il mercato del libro che senso ha l’immagine di copertina di una rivista, un prodotto seriale da edicola, dove il lettore è meno libero di guardare, curiosare, toccare. Qui forse gioca un altro fattore importante, l’istinto al collezionismo. La rivista di fantascienza Urania ha acquistato nel tempo una doppia valenza attrattiva. Al di là degli autori o del tipo di genere nel genere (fantasy, guerre interstellari, filone apocalittico ecc.) possedere Urania voleva dire collezionare anche le sue copertine, metterle in fila nella nostra memoria lasciandoci coinvolgere dal loro impatto emotivo, immediato, superficiale. Una storia parallela per immagini. E Karel Thole, di cui ricorre il centenario della nascita proprio quest’anno, è stato indubbiamente il re di queste immagini in sequenza. Senza nulla togliere al suo più illustre predecessore Caesar1 che, pur nella sua affascinante immaginazione, rimaneva legato a un discorso singolo, alla singola copertina, meno predisposta a una lettura in sequenza che porta da una copertina all’altra in una progressione di trovate, ridondanze, richiami che invece sono tipici appunto di Thole. Senza tradire l’aderenza all’essenza del testo2 Karel Thole caratterizza le sue copertine con un immaginario dalle forti valenze satiriche, grottesche, umoristiche riuscendo a far coincidere la sua personale irriverente visione del mondo con quella potenzialmente altrettanto irriverente che a ben vedere permea tutta la letteratura di quel genere chiamato fantascienza. Per arrivare a Philip K. Dick e alle immagini a lui legate, prendiamo ad esempio quella legata a REDENZIONE IMMORALE 3, Il fatto saliente, la profanazione della statua del maggiore Streiter, è diviso in uno sfondo semioscuro in cui troneggia la statua integra e in un piccolo primo piano della statua decapitata e ricoperta di vernice rossa all’interno di uno schermo televisivo. Ma quello che risalta, che occupa gran parte del tondo di copertina è la raffigurazione della Remor stessa, cioè quella “Redenzione Morale che da quasi centoquarant’anni condiziona con meticolosa pignoleria d’istitutore la vita di ogni singolo cittadino”4 e che qui si presenta con la faccia gaudente di un anziano signore, tipico satiro dei giardinetti pubblici, che aprendo il suo soprabito nel mostrare la sua nudità  svela il volto immorale dello strumento principe dell’apparato, la televisione. E’ una coerente interpretazione visiva del romanzo e al contempo una graffiante e lucida sintesi della società dello spettacolo in cui noi tutti siamo immersi e che Dick, più di ogni altro, è stato capace di raccontarci. E l’illustratore volante Karel Thole ha voluto e saputo metterci del suo.

1 Curt Caesar ha realizzato la gran parte delle copertine di Urania dalla nascita della rivista nel 1952 al 1958.
2 Karel Thole per realizzare le copertine di Urania si basava su un semplice riassunto di una decina di righe. Cfr. “Intervista a Karel Thole” in Un’ambigua utopia n.2 aprile 1978 pag. 18, ora in Un’ambigua utopia. Fantascienza, ribellione e radicalità negli anni ’70 a cura di A. Caronia e G. Spagnul, vol. I, Milano Mimesis edizioni, 2009.
3 Urania n. 1013 del 5 gennaio 1986
4 dalla quarta di copertina


Tutte le copertine di Urania sono visibili all’indirizzo: http://www.quadernidaltritempi.eu/rivista/numero40/approdi/q40_cop_urania01.html