Su uno scenario
apocalittico di edifici distrutti si staglia la figura di un uomo in abito
grigio che inforca una specie di bicicletta composta da vari pezzi riciclati.
La figura è composta, dignitosa, stridono in lui unicamente quelle scarpe
bianche poco in tono con l’abito signorile, così come stride dell’improbabile
velocifero la ruota anteriore a forma di rullo, anch’essa rigorosamente bianca.
Bianche sono anche le nuvole nel cielo azzurro e bianco infine il colletto
della camicia da cui spunta la testa glabra dell’austero superstite di quel
mondo del dopobomba di cui il romanzo di Dick vuole narrare le cronache.
Insomma siamo già alla ricostruzione e alla dignità di una nuova impresa
dell’umano reagire alle disavventure della vita, anche se queste disavventure
coinvolgono l’umanità intera e hanno la cifra di un disastro di proporzioni
bibliche. Di fatto sembra la speranza a prevalere, anche se…, anche se il
diabolico Thole semina qui e là piccoli indizi che provano a inquinare questo
quadretto di speranzosa umana ripresa. Non tanto le ovvie rovine, che da quelle
necessariamente si deve ripartire, quanto quel colore violaceo delle montagne
in lontananza oltre il ponte, oltre il Golden Gate, anch’esso distrutto,
anch’esso violaceo; di quel colore alieno, da camera oscura che vieta
l’ingresso del sole. E quella ruota, quel piccolo rullo posto d’innanzi
piuttosto che dietro, atto più che a rallentare a intralciare, ad alludere a
un’idea più distruttiva che costruttiva. Ma alla fine ancor di più quei piccoli
tocchi di bianco, innaturali, spettrali e fuori posto quanto quella faccia
impassibile, imperturbabile e imperturbata dal disastro che pur circondandolo
sembra non riguardarlo.
Visualizzazione post con etichetta Karel Thole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Karel Thole. Mostra tutti i post
venerdì 20 febbraio 2015
venerdì 16 gennaio 2015
Karel Thole
In Italia se si vuole parlare di illustratori dickiani
non si possono fare altri nomi oltre a quelli di Thole e Silverini. Poche e
sporadiche le eccezioni.1 Karel Thole è stato un illustratore
prestato alla fantascienza e che ha trovato in questa il suo più naturale e
congeniale habitat espressivo, nonostante la sua totale estraneità culturale al
genere stesso. Gli storici curatori di Urania Fruttero e Lucentini ricordano
“che Thole arrivò a Urania già completo, assemblato, con tutte le sue tecniche
di lavoro perfezionate, i suoi colori calibrati, il suo gusto, la sua cultura
pittorica, la sua fantasia formale già pienamente stabilizzata.”2 E’
cosa risaputa, per bocca dello stesso Thole, che non leggeva i romanzi da
illustrare “ma traevo spunti dai dati che mi passavano i curatori della collana
e così la mia fantasia era stimolata, perché quei pochi dati mi dicevano cosa
fare, ma non come farlo.”3 Il non fantascientifico Thole con il suo
“miracoloso, magico verismo” si è staccato “senza possibilità di confronto
dalla produzione quasi sempre mediocre, ingenua dei vari illustratori di
fantascienza”, e ancora, sempre Fruttero e Lucentini aggiungono, in
un’apparente provocazione scherzosa: “la verità è che il preteso signor Thole
(…) finge di illustrare romanzi di fantascienza.” In questa nota divertita,
funzionale a un gioco caricaturale su una presunta origine aliena dell’illustratore,
sta forse il segreto di una capacità creativa che, totalmente inserita
nell’immaginario del genere riesce di fatto a trascenderlo concretizzandosi in
un risultato denso di rimandi ed echi al più vasto e articolato mondo
figurativo nella sua accezione più ampia, compreso quello in movimento del
cinematografo. La finzione di illustrare fantascienza gli ha permesso di
condensare gli stereotipi propri del genere operando una specie di saturazione
alchemica da cui poter far emergere le visioni di un vero e proprio “manuale
dell’ignoto”. Tradendo il genere, con una licenza poco poetica, possiamo
affermare che Thole infischiandosene è riuscito a fregarlo. Certo non è stata
la sua un’irriverenza derivante da una scarsa considerazione, da uno snobismo
culturale; la sua dichiarazione: “considero la fantascienza una cosa seria, e
seriamente cerco di interpretarla”4 sarebbe ingiusto considerarla insincera.
E’ che è tutto il mondo della scrittura probabilmente ad essere vagliato
secondo un filtro a grana grossa da parte di Thole, come dimostra lo scempio
della Metamorfosi, con quell’osceno scarafone in primo piano. Con buona pace
del povero Franz Kafka e delle sue premure a che Gregor non venisse
rappresentato in tale modo. Ma Thole molto probabilmente pensava, sentiva per
immagini e le immagini facevano altrettanto con lui, e per non rimanerne
sopraffatto aveva trovato per sua fortuna il modo di usarle al proprio
vantaggio.
1Nella collana Vertigo di
Einaudi troviamo due titoli dickiani In
terra ostile e Cronache del dopobomba
che meritano una nota positiva per la
realizzazione delle copertine da parte dello studio fotografico Amendolagine e
Barracchia di Milano, con un sapiente utilizzo non convenzionale della tecnica
dello still life.
2 Nell’introduzione di
Fruttero e Lucentini al Manuale
dell’ignoto. La pittura fantascientifica di Karel Thole, Arnoldo Mondadori,
Milano 1981.
3 La verità di Karel Thole in Manuale
dell’ignoto cit.
domenica 9 novembre 2014
Karel Thole: Redenzione immorale
Chiunque si interroghi sull’utilità pratica
dell’illustrazione di una copertina di un libro tende a minimizzare il suo
ruolo nella scalata delle classifiche delle vendite, tutti tranne ovviamente
chi fa di professione l’illustratore. Possiamo considerare la sua opinione
viziata da un interesse personale. Certo, ma a ben guardare qualche ragione nel
rivendicare un ruolo, certamente non decisivo ma comunque importante nel
successo o meno di questo tipo di prodotto editoriale che è il libro cartaceo,
l’illustratore ce l’ha. Di fatto è innegabile che se la decisione finale
sull’acquisto di un libro è determinata dal suo contenuto e non certo dalla sua
veste grafica, fatte salve eccezioni particolari, è altresì vero che la copertina
accattivante è un richiamo forte e la mano del possibile acquirente è portata a
prenderla per darle un’ulteriore occhiata da vicino. La nostra curiosità, la
nostra attenzione è stata condizionata e questo è già un primo passo verso il
possibile acquisto. E comunque, tenendo conto della varietà di libri in una
vetrina o su uno scaffale, non possiamo non considerare il fatto che il nostro
interesse è stato dirottato verso un prodotto piuttosto che un altro. Ma se
questo vale per il mercato del libro che senso ha l’immagine di copertina di
una rivista, un prodotto seriale da edicola, dove il lettore è meno libero di
guardare, curiosare, toccare. Qui forse gioca un altro fattore importante,
l’istinto al collezionismo. La rivista di fantascienza Urania ha acquistato nel
tempo una doppia valenza attrattiva. Al di là degli autori o del tipo di genere
nel genere (fantasy, guerre interstellari, filone apocalittico ecc.) possedere
Urania voleva dire collezionare anche le sue copertine, metterle in fila nella
nostra memoria lasciandoci coinvolgere dal loro impatto emotivo, immediato,
superficiale. Una storia parallela per immagini. E Karel Thole, di cui ricorre
il centenario della nascita proprio quest’anno, è stato indubbiamente il re di
queste immagini in sequenza. Senza nulla togliere al suo più illustre
predecessore Caesar1 che, pur nella sua affascinante immaginazione,
rimaneva legato a un discorso singolo, alla singola copertina, meno predisposta
a una lettura in sequenza che porta da una copertina all’altra in una
progressione di trovate, ridondanze, richiami che invece sono tipici appunto di
Thole. Senza tradire l’aderenza all’essenza del testo2 Karel Thole
caratterizza le sue copertine con un immaginario dalle forti valenze satiriche,
grottesche, umoristiche riuscendo a far coincidere la sua personale irriverente
visione del mondo con quella potenzialmente altrettanto irriverente che a ben
vedere permea tutta la letteratura di quel genere chiamato fantascienza. Per
arrivare a Philip K. Dick e alle immagini a lui legate, prendiamo ad esempio
quella legata a REDENZIONE IMMORALE 3,
Il fatto saliente, la profanazione della statua del maggiore Streiter, è diviso
in uno sfondo semioscuro in cui troneggia la statua integra e in un piccolo
primo piano della statua decapitata e ricoperta di vernice rossa all’interno di
uno schermo televisivo. Ma quello che risalta, che occupa gran parte del tondo
di copertina è la raffigurazione della Remor stessa, cioè quella “Redenzione
Morale che da quasi centoquarant’anni condiziona con meticolosa pignoleria
d’istitutore la vita di ogni singolo cittadino”4 e che qui si
presenta con la faccia gaudente di un anziano signore, tipico satiro dei
giardinetti pubblici, che aprendo il suo soprabito nel mostrare la sua nudità svela il volto immorale dello strumento
principe dell’apparato, la televisione. E’ una coerente interpretazione visiva
del romanzo e al contempo una graffiante e lucida sintesi della società dello
spettacolo in cui noi tutti siamo immersi e che Dick, più di ogni altro, è stato
capace di raccontarci. E l’illustratore volante Karel Thole ha voluto e saputo
metterci del suo.
1 Curt Caesar ha
realizzato la gran parte delle copertine di Urania dalla nascita della rivista
nel 1952 al 1958.
2 Karel Thole
per realizzare le copertine di Urania si basava su un semplice riassunto di una
decina di righe. Cfr. “Intervista a Karel Thole” in Un’ambigua utopia n.2 aprile 1978 pag. 18, ora in Un’ambigua utopia. Fantascienza, ribellione
e radicalità negli anni ’70 a cura di A. Caronia e G. Spagnul, vol. I,
Milano Mimesis edizioni, 2009.
3 Urania n.
1013 del 5 gennaio 1986
4 dalla quarta
di copertina
Tutte
le copertine di Urania sono visibili all’indirizzo: http://www.quadernidaltritempi.eu/rivista/numero40/approdi/q40_cop_urania01.html
Iscriviti a:
Post (Atom)


